Le nostre abitudini online sono in vendita: grazie a Google

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Sarà la crisi economica che spinge anche i colossi in cerca di nuovi introiti per compensare magari la diminuzione degli stessi da parte di altri settori, o sarà l’ingordigia tipica dei monopolisti e la semplice voglia di monetizzare qualsiasi capitale si abbia disposizione? Non lo sappiamo con certezza, quel che è certo invece è che l’azienda di Mountain View ha deciso di mettere in vendita i propri dati formati dalle nostre abitudini di navigazione, ricavati dalle statistiche delle ricerche che ciascuno effettua sul noto motore di ricerca.

Da domani l’ad-sense, la pubblicità testuale connessa alle parole del testo che si sta visualizzando in quel momento in rete, acquisirà una nuova caratteristica: sarà ancora più mirata alle abitudini dello specifico utente, per cui le parole del testo che saranno evidenziate, avranno maggiormente a che fare con i propri interessi, i quali saranno noti poiché, mentre navighiamo, riceviamo i cosiddetti cookies, piccole porzioni di codice che segnalano il nostro transito nel Web, etichettando così tutti i nostri spostamenti.

Si chiama Behavioural Targeting (letteralmente targeting basato sui comportamenti) ed è una tecnologia proveniente da Doubleclick, l’azienda acquistata alcuni mesi fa dal gigante dei motori di ricerca.

Big G non fa quindi mai niente per niente e ora l’investimento rappresentato dall’acquisto sta per trasformarsi in una nuova miniera di soldi.
Tuttavia, per una volta, quelli di Google hanno pensato di fare le cose con trasparenza e quindi l’utente potrà venire a conoscenza delle categorie in cui è stato inserito, potendo eventualmente rimuovere a propria scelta alcuni dei siti visitati dal registro delle proprie abitudini; ma non è finita, perché egli potrà inoltre disabilitare la registrazione alla pagina specifica o, ancora, scegliere di non essere tracciato in alcun modo e quindi non inserito in alcun database.

Staremo a vedere se tutto ciò basterà ai garanti della privacy, perché comunque il sistema parte dando per scontato che l’utente non sia contrario all’uso dei propri dati, dandogli la possibilità di dire no in un secondo momento, mentre magari sarebbe più trasparente chiedere l’autorizzazione a monte dell’intero processo e non a valle.

A parte il problema privacy comunque si tratta di un’iniziativa che, sul piano economico e pubblicitario, avrà un impatto pari, se non superiore, a quello avuto a suo tempo dalla pubblicità contestuale. Anche se il Behavioural Targeting infatti esiste da qualche tempo, la sua adozione da parte di Google, che da solo monopolizza la quasi totalità della pubblicità su Internet, polarizzerà quasi sicuramente l’attenzione di investitori e aziende in cerca di pubblicità. Inoltre, l’unione di questa tecnologia con quella di tipo ad-sense riuscirà probabilmente ad ottenere un risultato finale assai superiore a qualsiasi altro approccio pubblicitario precedente, in quanto la rilevanza dei contenuti sarà senz’altro molto alta e quindi l’impatto sull’utenza assai maggiore.

Insomma si prospettano lauti guadagni per tutti, tranne che per i poveri (e spesso ignari) utenti… ah no, scusate, consumatori.

Fonte

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Un commento

  1. Gyrooryg

    You’re on top of the game. Thanks for shirang.

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