Cybersquatting in aumento, l’allerta del WIPO

Web e Business     Autore: Ivan Schinella Aggiungi un commento

Il cybersquatting è in aumento, l’ultimo anno ha registrato un aumento delle segnalazioni considerevole riguardo a quei siti che appunto “imitano” denominazioni famose oppure riescono anche ad anticipare le registrazioni ufficiali vere e proprie.

 

Il report sui dati del 2008  fatto dalla WIPO, l’organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale che fa capo all’Onu, è abbastanza chiaro: 2.329 segnalazioni, l’8% in più rispetto al 2007. I siti più colpiti sono ovviamente quelli in lingua inglese, che registrano l’86% delle denuncie, ma il dato interessante è quello relativo ai settori maggiormente  presi di mira. In primis troviamo quello farmaceutico accompagnato da tutti quei siti che si occupano di vendita di prodotti medicinali, ma seguono a breve distanza le banche e i siti finanziari, i domini che parlano di tecnologia e internet, così come tutto ciò che concerne la comunicazione in generale.

Se contro il cybersquatting erano già stati presi provvedimenti atti a vanificare gli sforzi di tutti coloro che cercavano di registrare siti con nomi appetibili per poi rivenderli alle aziende interessate, il fenomeno non sembra essere stato arrestato, ma anzi, pare aver trovato nuovo vigore, specie grazie all’introduzione di nuovi suffissi di dominio generici di primo livello, che moltiplicano esponenzialmente le possibilità di clonazione e “inganno” sul quale si basa questo tipo di pratica.

Il pericolo non è insito solamente nella possibilità di accaparrarsi delle visite da tramutare in impression pubblicitarie a scapito degli aventi legalmente diritto, si moltiplicano infatti le potenzialità di phishing e di frodi informatiche in generale, facendo appoggio sulla ingenuità e sulla scarsa praticità degli utenti per reindirizzarli su siti creati appositamente per carpire i dati personali ed utilizzarli per i fini più abietti.

Se in Italia il fenomeno non ha ancora raggiunto livelli preoccupanti, all’estero sono ormai molte le vittime, spesso inconsapevoli, che vedono imitato il loro sito da persone senza scrupoli, si va dalla Fifa alla BBC, dal eBay a Google, senza contare innumerevoli personaggi famosi dello spettacolo, come il caso recente dell’attrice Scarlett Johansson.

Le stime sono diverse a seconda della società che effettua le ricerche, ma tutte sono concordi nel affermare che lo squatting digitale è in pericoloso aumento e non vi sono strumenti in grado di assicurare un controllo preciso e puntuale per difendere i malcapitati utenti. E se la situazione italiana per ora sembra essere abbastanza tranquilla, grazie all’authority che controlla le registrazioni dei domini .IT, per i .COM internazionali il problema sta pian piano portando ad una saturazione delle possibilità di accaparrarsi un nome per il proprio sito, con una marea di denominazioni già occupate, e magari mai utilizzate, che aspettano li con calma, in attesa di qualcuno che si inventi una qualsiasi cosa che attragga l’utenza relativa a quel dominio, negandone la possibilità di sfruttamento agli aventi diritto… se non a caro prezzo.

Fonte

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