Cyberbullismo: arrivano le sentinelle web

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Cyberbullismo: una parola difficile per indicare un fenomeno ancora più difficile, che rappresenta il risvolto oscuro della rete. Il bullismo infatti è un male antico, probabilmente connaturato alla natura umana, ma cosa succede se si infastidisce o molesta una persona attraverso i nuovi strumenti di comunicazione, molto più pervasivi e invasivi di un tempo? Evitare una persona o un gruppo forse è possibile, ma evitare mail, SMS o messaggi vessatori ad esempio nei circuiti dei social network non lo è e può provocare molta sofferenza a chi ne resta vittima. Ma ora un’associazione lancia un’iniziativa interessante per tutte le vittime della distorsione di cui soffrono i media contemporanei.

L’associazione britannica per la prevenzione del bullismo si chiama Beatbullying e, al fine di combattere il fenomeno assai diffuso ormai tra i giovani, non solo nella vita reale ma ora sempre più dilagante anche tramite i media, ha pensato di combattere il problema con i propri strumenti e sul suo stesso campo. Come? Creando un sito, chiamato Cybermentors.

Chi si iscrive a questo sito potrà trovare anzitutto sostegno e poi anche consigli da parte di propri coetanei, che si prodigheranno per alleviarne la sofferenza psicologica e poi per cercare di risolvere il problema alla radice.

La scelta di non ricorrere a esperti del settore in senso stretto, spesso adulti, ma a ragazzi, è stata dettata dai risultati di molte indagini in cui è apparso chiaro che ovviamente ci si apre e ci si sfoga più facilmente con i coetanei che non con gli adulti. Per il momento i ragazzi coinvolti sono 700 e devono comunque seguire un corso di formazione. Ad un secondo livello poi, tramite il sito, si possono consultare anche degli esperti veri e propri.

Il successo, se così si può dire, visto il doloroso background da cui proviene chi chiede aiuto, è stato enorme: nelle prime tre settimane di vita del sito sono giunte ben 20.000 richieste d’aiuto e, tra questi, diverse centinaia hanno ammesso apertamente di aver pensato al suicidio o all’autolesionismo perché vittime di bullismo verbale o fisico, sia online che non, come ha riportato Emma Jane Cross, direttore generale dell’associazione.

Secondo uno studio condotto da Beatbullying su circa duemila adolescenti tra gli 11 e i 18 anni, uno su tre ha subito bullismo, mentre il 56 % dei ragazzi ha praticato almeno una volta il bullismo virtuale, dalla forma lieve come l’SMS offensivo a quella più forte del pettegolezzo amplificato dalla rete, magari condito con fotografie e video.

Fortunatamente il problema, almeno per il momento, non sembra riguardare l’Italia. Secondo Oliviero Facchinetti, psicologo e psicoterapeuta, nonché autore proprio di un libro intitolato “Bulli”, i ragazzi italiani non hanno come attività preminente quella di vessare i propri coetanei. Il problema, conclude comunque Facchinetti, non va sottostimato, ma bisogna anche stare attenti a non criminalizzare l’uso delle nuove tecnologie: “L’importante è creare una cultura di responsabilità rispetto alle conseguenze di un utilizzo sbagliato”.

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