Nuovo attacco all’indipendenza della rete

Web e Business     Autore: Luigi Mango Aggiungi un commento

Come già accaduto in passato, anche questa volta i nostri politici stanno cercando di regolamentare la rete, o meglio, la libertà di espressione che in rete deve (dovrebbe!) regnare sovrana. Questa volta parliamo dell’articolo  50-bis del disegno di legge 733, più noto come “pacchetto di sicurezza”, in discussione alla Camera nei prossimi giorni. Il testo, introdotto dal senatore dell’UDC Gianpiero D’Alia, recita letteralmente:

«Art. 50-bis.

(Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet)

1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

2. Il Ministro dell’interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all’adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all’autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.

3. I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l’effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l’attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministro dell’interno con proprio provvedimento.

4. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dell’interno, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.

5. Al quarto comma dell’articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: “col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda”.».

In pratica, gli internet service provider (ISP), se passa la Legge, avranno l’onere di filtrare tutto ciò che viene pubblicato in rete alla ricerca di eventuali attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo Internet, la pena, in caso di inadempienza, consiste in una multa da 50 mila a 250 mia euro, oltre all’accusa di concorso di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete Internet. Per identificare e salvare la pagina incriminata, gli ISP avranno a disposizione 24 ore, scaduto il termine saranno complici e perseguibili. Le pene, oltre che pecuniarie sono anche penali, riporta La Stampaun’imputazione punita con il carcere (articolo 414 e 414 c.cp.): da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e l’apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali.”

Se dovesse passare questa Legge le implicazioni legali sarebbero enormi, senza contare che dal punto di vista tecnico ancora non è stato reso noto come filtrare e salvare i contenuti che potrebbero riportare gli estremi del reato.

A questo punto l’interrogativo, sollevato da molti esperti, è d’obbligo: ma la manifestazione del pensiero personale, previsto dall’art. 21 della Costituzione, dove è finito se vi sarà qualcuno costretto a vagliare tutto ciò che si scrive (in che modo non si sa)?

Perchè il legislatore non ascolta il parere degli esperti di internet prima di varare o semplicemente discutere una Legge così palesemente sbagliata? Perchè si continua, periodicamente ma con testardaggine, a cercare di imbavagliare ciò che, per definizione, non può essere soggetto a controllo?

Quante firme dovremo raccogliere per far si che qualcuno si accorga che il popolo della rete pensa, si esprime e quindi esiste?

Vi terremo aggiornati sugli sviluppi.

 

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3 Commenti

  1. wave

    Son tornati i tempi di RadioRurale, con i siglilli di stato ?
    Censurare la rete internazionale mi pare poco credibile.

  2. Pericle

    Il legislatore non si confronta con chi dovrebbe principalmente per ignoranza, presunzione e, purtroppo, perchè il decreto in questione è solo l’ultimo atto di una silenziosa e strisciante messa in opera di censura. Giusto i dittatori dell’America Latina volevano un’informazione e gestione dei media come quella Italiana. Ma almeno avevano il buongusto di proclamarsi “dittatori” e non protettori del popolo. Il povero popolino che tato abbisogna, almeno secondo loro, di tanto amore e cure. Invece avremmo bsogno che se ne andassero tutti a casa o in miniera e ci lasciassero lavorare, vivere e comunicare. Per poi perseguire, magari giustamente, solo coloro i quali vanno oltre. Lasciando in pace gli altri. :)

  3. La rete

    [...] 60 del Ddl n. 2180, noto in rete Avevamo approfondito l

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