Facebook cambia strategia: dati degli utenti in vendita

Web e Business     Autore: Ivan Schinella Aggiungi un commento

Si torna a parlare di Facebook, questa volta non per una feature aggiuntiva o per qualche vicenda scomoda di qualche utente, si prevede anzi qualcosa di grosso, almeno stando a quanto afferma il quotidiano inglese Guardian. Mark Zuckerberg, creatore del grande social network, avrebbe pensato di cambiare strategia, puntando a risolvere quello che, per sua stessa ammissione, sarà un anno “intenso”, riformulando uno dei principi che stanno alla base dell’etica dei social network: la privacy degli utenti.

 

Ecco che al Forum Economico Mondiale tenutosi a Dovos, Zuckerberg ha dimostrato in diretta come si possano trarre grandi guadagni dai social network vendendo alle aziende che fanno ricerche di mercato i dati personali degli utenti. Facile no?

In pochi istanti si possono compiere sondaggi su dati freschi, colpendo solo il target che interessa e dividendo i risultati a seconda dei gusti, delle inclinazioni e delle preferenze di ognuno. Una manna per gli esperti di marketing e statistiche, che non vedevano l’ora di poter mettere le mani su un paniere così ricco e ben distribuito. 150 milioni di utenti, ognuno accompagnato da una grande quantità di dati personali è quello che ha deciso di mettere sul piatto della bilancia Facebook, dall’altra parte ci sarà, come al solito, il vil denaro.

Ma Zuckerberg ha voluto dare anche un piccolo assaggio delle potenzialità della sua base d’utenza, effettuando in tempo reale un sondaggio chiedendo agli utenti palestinesi ed israeliani se si aspettano o meno la pace, oppure disturbando 100.000 americani per sapere cosa ne pensano della politica economica di Obama: due su cinque hanno risposto che non è sufficiente per fronteggiare la crisi, risposta arrivata in pochi minuti. Grande bacino d’utenza e risposte sempre pronte ed efficaci in pochi minuti, il tutto condito da una mole impressionante di dati forniti dagli stessi, ignari utenti di Facebook.

Il CEO ventiquattrenne ha anche giustificato parzialmente questo cambio di rotta al blogger Robert Scoble che lo ha intervistato, rispondendo che il sito necessiterà a breve di forti entrate pubblicitarie per resistere alla crisi e che questo sembra un buon modo per ottenere i fondi che servono. Indubbiamente. Ma gli utenti che ne pensano? Saranno d’accordo a sapere che i propri dati viaggino di agenzia in agenzia, finendo chissà dove e chissà per quali scopi? Siamo tutti cavie da laboratorio votate al martirio in nome della grande causa della ricerca di mercato?

Zuckerberg, che tanto aveva difeso la privacy degli utenti in precedenza, almeno a parole, pare aver deciso che non sia più prioritaria, ribaltando completamente i suoi ideali difesi a spada tratta solamente poco tempo fa. Al classico abbigliamento casual stavolta ha sostituito per l’occasione giacca e cravatta, facendo intendere che i giorni dell’idealismo sono finiti, ora è il momento del business.

Anche se in effetti Facebook già permette agli inserzionisti campagne pubblicitarie mirate, potendo selezionare i messaggi da visualizzare in base a sesso, età e nazionalità, questa svolta, certamente vantaggiosa per il colosso del Web, rischia di determinare la fine della privacy per i milioni di utenti del popolare social network, mettendo la parola fine a tutte le belle parole di tutela e rispetto delle persone che ne fanno uso ogni giorno e che continuano a crescere a ritmo esponenziale.

Ancora una volta è l’utente che ci rimette, indifeso e mal tutelato dalle scelte, più o meno giustificabili, delle aziende a cui si rivolge, finendo per dover scegliere se utilizzare un servizio rinunciando alla propria identità privata a favore del guadagno di altri, oppure rinunciare a far parte di un progetto per lui interessante come può esserlo Facebook. Si vedranno a breve i primi sviluppi di questa decisione, anche se le associazioni per la tutela della privacy sono già sul piede di guerra. Viene da chiedersi cosa potranno ottenere però di fronte alla scelta di un colosso, anche economico, come Facebook e se veramente riusciranno a far valere le proprie posizioni contro gli interessi economici che muovono il “new deal” del social networking.

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3 Commenti

  1. wave

    probabilmente durante la registrazione su faceobbok c’e’ la “postilla” dove dice che i dati
    personali potranno essere trattati, ecc. ecc.
    coopyright act ? e allora sia anche privacy act !

  2. pierfranco ghiglieri

    Perche tu credevi ancora che ci fossero persone oneste a quei livelli ?

  3. Facebook

    [...] DATABASE GIGANTE PER RICERCHE DI MERCATO. Il suo stesso ideatore l’ha anche ammesso pubblicamente: http://www.pctuner.net/blogwp/2009/0…ti-in-vendita/ Siccome al giorno d’oggi i dati personali sono una merce preziosa e vengono comprati e venduti, [...]

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