Due gruppi di ricerca al lavoro sulla rete superveloce

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Come tutti sappiamo, sono sempre di più i contenuti che è possibile veicolare attraverso internet. Non mi riferisco solo alle usatissime reti P2P, ma anche a quanto offerto sempre più sia dai provider che da siti specializzati, come web TV, podcast vari etc. Per far transitare però velocemente tali contenuti ed essere in grado di fruirli fluidamente nonostante la continua crescita del numero di PC connessi in rete a livello mondiale e del flusso di dati trasmessi (si pensi allo stream di un video in HD ad esempio) quello che serve è la banda disponibile. Ora due gruppi di ricerca, uno in Australia e uno in Danimarca, stanno lavorando proprio per riuscire ad ottenere linee ad altissima velocità. I primi risultati sono incoraggianti: sono stati raggiunti i 640 Gbps e ora il prossimo obiettivo è il Terabyte per second.

Ovviamente non ci stiamo riferendo a fantomatiche velocità da rendere disponibili per il singolo utente, ma alla banda disponibile per le portanti. Il problema principale infatti è che l’utenza cresce costantemente e di pari passo i contenuti trasmessi si fanno più grandi e pesanti per cui la capacità di trasmissione deve crescere per forza, pena la paralisi totale di Internet da qui a pochi anni: per far capire l’importanza del valore raggiunto nell’esperimento basti ricordare che attualmente si dispone di sistemi di ricezione in grado di ricevere in modo stabile segnali fino a 40 Gbps.

I primi esperimenti risalgono al 1998 in Giappone, dove già all’epoca si era raggiunta la velocità di 640 Gbps, ma la tecnologia allora disponibile non era adeguata: il cavo necessario doveva avere una lunghezza minima di 50 metri e comunque il segnale giungeva molto instabile al ricevente. A distanza di oltre 10 anni ora un gruppo di ricerca della Technical University of Denmark è riuscito a sviluppare un dispositivo per il de-multiplexing in grado di reggere stabilmente il segnale. Il nuovo dispositivo inoltre necessita di un cavo di segnale di soli 5 cm, contro i 50 metri del precedente esperimento. Il cavo in questione è stato invece sviluppato dal Centre for Ultrahigh Bandwidth Devices for Optical Systems or CUDOS, situato in Australia.

Il vantaggio di un cavo così corto consiste nella possibilità di integrare tali dispositivi con altri componenti, in modo da realizzare chip ultra veloci: i ricercatori parlano infatti della possibilità di ottenere dispositivi capaci di reggere anche trasmissioni da un trilione di bit al secondo. Restando più vicini al nostro tempo, dopo la tappa dei 640 Gbps, i due gruppi di ricerca si pongono l’obiettivo del Terabyte per second, un valore che, nel momento in cui diventerà realtà, aprirà molti scenari per il networking in generale e soprattutto per Internet e la pletora di servizi che gli ruota intorno e che è destinata a crescere sempre più.

L’immagine è puramente indicativa

Fonte

Condividi su:
  • Segnalo
  • Wikio IT
  • Google Bookmarks
  • Live
  • Facebook
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Technorati
  • Digg
  • del.icio.us
  • Print this article!
  • E-mail this story to a friend!
Articoli correlati:
  • Nessun articolo correlato

Lascia un commento

*
To prove you're a person (not a spam script), type the security word shown in the picture. Click on the picture to hear an audio file of the word.
Click to hear an audio file of the anti-spam word

Tema & Icone by N.Design Studio – modificato da Terry Labunda
Entries RSS Comments RSS Collegati