La British Library lancia l’allarme: la memoria digitale dei nostri tempi a rischio

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Vi siete mai chiesti che fine fa l’informazione contenuta in quelle migliaia di siti non più indicizzati nelle prime pagine dei motori di ricerca e quindi virtualmente irraggiungibili, o ancora quella presente in siti che in seguito sono stati chiusi? Dove va a finire tutta quella conoscenza, tutti quei contenuti? Se ci si ferma a pensare si ha la sensazione che consultare il Web sia come osservare la cima di un iceberg: quello che si vede è solo un frammento piuttosto piccolo del tutto. Dov’è dunque la parte sommersa? Purtroppo, spesso, da nessuna parte. Semplicemente è andata perduta e cancellata. La British Library lancia l’allarme: pochissimi documenti sulla nostra epoca disponibili per i posteri.

Ad avvertirci del pericolo è Lynne Brindley, direttrice dell’istituto britannico. Lo spostamento sempre più massiccio e generalizzato dell’informazione sotto forma di dati digitalizzati in Internet, rischia di minare la memoria dei nostri tempi, lasciando un buco nero su di essi ai futuri storici e, in generale, ai nostri posteri, che avranno seri problemi a comprenderci, a causa della scarsità di informazione reperibile. Tantissimi siti che ad esempio chiudono perché vecchi e non più aggiornati, perché si occupavano di temi a tempo o semplicemente perché contengono informazione non più rilevante e quindi non sono più indicizzati divenendo quindi di fatto inconsultabili in quanto invisibili, disperdono informazione, a meno ché essa non sia stata appositamente salvata, cosa che non avviene praticamente mai. La Brindley porta ad esempio la cancellazione dal sito ufficiale della Casa Bianca, di tutte le informazioni riguardanti la presidenza Bush, il giorno successivo all’insediamento di Obama, o ancora gli oltre 150 siti che nel 2000 si occuparono delle Olimpiadi di Sidney e che chiusero alla conclusione della manifestazione.

Siamo purtroppo davanti al paradosso in cui una tecnologia più avanzata e una società che produce più informazione, sia destinata a diventare più smemorata delle ere che l’hanno preceduta. Noi infatti produciamo molta più conoscenza di tutte le epoche precedenti e al tempo stesso abbiamo tecnologie per diffonderla potenti come Internet, ma proprio a causa della quantità smodata di informazione prodotta e della natura del mezzo digitale, essa è più fragile e incline ad andare perduta. Così, mentre ciò che è scritto sui papiri, sulle tavolette d’argilla o su pergamena, dura nei secoli e può essere conservato e studiato, per l’informazione contemporanea il problema è duplice: troppa e troppo facile cancellarla.

La direttrice della British Library ha istituito un dipartimento dedicato proprio alla conservazione di tale tipo di informazione e il governo britannico ha fatto lo stesso presso l’Archivio di Stato di Kew, iniziando ad archiviare tutta la produzione ufficiale quotidiana dei suoi funzionari e la Brindley invita anche i privati ad archiviare adeguatamente le proprie memorie digitali al fine di scongiurare questa amnesia collettiva della contemporaneità.

Tuttavia archiviare l’enorme mole di dati che transita quotidianamente sul Web non è impresa facile, per non dire che è forse impossibile. Solo nella Gran Bretagna ad esempio ci sono otto milioni di siti, che crescono annualmente del 20 %. La direttrice sostiene a tal proposito che bisogna essere selettivi, perché è inutile archiviare tutto, basta conservare l’indispensabile. E qui l’impresa si fa titanica: chi stabilirà cos’è rilevante e cosa no e con quali criteri? Riusciremo a distinguere un fattore quale la rilevanza di un’informazione che, per definizione, diventa tale solo in una prospettiva storica, cioè dopo anni? La scelta tra oblio e falsificazione è ardua e la strada che vi passa nel mezzo assai impervia e stretta e certo non invidio per niente Lynne Bindley e quanti assumeranno su di sé quest’enorme responsabilità.

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2 Commenti

  1. gherrison

    certo, perchè i libri stampati, le riviste e i giornali non si trovano più, infatti…. bah

  2. PCDragon

    Un aquantità crescente di informazioni viene archiviata in modo esclusivamente digitale, e in particolar modo le informazioni su internet. Come fai a mettere su libro Youtube? E Wikipedia? (quella inglese, la versione seria) E tutta la miriade di miliardi di siti che trattano le cose più disparate, non mi dirai che hanno tutti un libro che ne parla. E’ a questo che si riferisce Lynne Bindley.

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