Il difficile rapporto tra Web e cultura: Wikipedia ed Enciclopedia Britannica verso soluzioni opposte

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

E’ di questi giorni l’annuncio che l’Enciclopedia Britannica, nella sua versione online, ha deciso di adottare un meccanismo simile a quello di Wikipedia: ha infatti aperto i propri archivi a chiunque, previa registrazione, voglia modificarne il contenuto delle singole voci. Strano, perché proprio in questo periodo la stessa Wikipedia e il suo proprietario Jimmy Wales, stanno studiando una possibile soluzione che metta un freno alle inesattezze che gli utenti troppo supponenti delle proprie conoscenze inseriscono continuamente nei propri contributi.

I rapporti concettuali tra la cultura, intesa come l’insieme dei saperi prodotti dalla nostra società, e Internet non sono facili poiché poggiano su fondamenti epistemologici differenti. Il sapere infatti necessita di una struttura piramidale, poiché esso è necessariamente prodotto da una o più elite che, sole, hanno gli strumenti per stabilire anzitutto il campo d’interesse della propria disciplina e poi chi ne può far parte ed è a sua volta in grado di fare affermazioni corrette in quello specifico ambito del sapere. Una gerarchia è indispensabile infatti per poter stabilire cos’è corretto e cosa no in un determinato contesto. Internet viceversa è uno strumento totalmente orizzontale e diffuso, forse più adatto a trasmettere che a produrre conoscenza. Se infatti è sacrosanto che tutti possano accedere al sapere, senza distinzioni e discriminazioni di sorta, lo è molto meno la pretesa positivistica (e un po’ ingenua) su cui si basa il concetto di Web 2.0, secondo cui tutti possono produrre informazione alla stessa maniera.

Deve essersene accorto anche il buon Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, che ora sta cercando una soluzione per correre ai ripari e arginare la marea montante di inesattezze e disinformazione che dilaga nelle pagine della sua creatura, rischiando di minarne la credibilità. Così, mentre lo staff dell’enciclopedia online pensa di introdurre un sistema di revisione delle voci, sul modello di quanto accade sistematicamente ad esempio per la versione tedesca, l’Enciclopedia Britannica, forse l’istituzione più blasonata in questo ambito, decide di permettere agli utenti di modificare i contenuti della propria versione web. C’è da dire però che a tale proposito è stato allestito uno staff editoriale in grado di valutare in appena venti minuti i contributi, filtrandoli per affidabilità e correttezza.

La community di Wikipedia non sembra essere entusiasta del provvedimento allo studio, poiché i contributi andrebbero online, quando va bene, con una settimana di ritardo rispetto a quando sono stati inseriti, ma ci sembra francamente strano preoccuparsi dei tempi più di quanto si faccia per l’affidabilità dei contenuti.

L’orizzontalità di Internet ha, nel tempo, instillato nell’utenza un concetto di democratizzazione del sapere abbastanza discutibile, poiché la facilità di accesso ha convinto moltissimi che, oltre ad avere il diritto a consultare liberamente le informazioni, si abbia anche tutti il diritto di dire tutto, senza filtri e senza che qualcun altro ti possa venire a dire che stai sbagliando, che sarebbe un po’ come pretendere di discutere di fisica quantistica con un fisico di fama internazionale e magari pretendere anche di avere ragione, avendo come titolo di studio magari la licenza media. Ciò non significa non avere diritto a una propria opinione o negare qualsiasi dibattito. L’uso della critica è uno strumento fondamentale per il processo di costruzione del sapere ed esso non è il frutto di un’oligarchia chiusa in una torre d’avorio ma è indispensabile che, quando si arriva alla produzione dell’informazione, ciò avvenga per tramite di gente preparata in quel determinato campo.

Non essere esclusi dal sapere e avere libero accesso alla cultura senza essere discriminati è sacrosanto, ma è altrettanto sacrosanto il diritto ad accedere a un’informazione corretta ed affidabile, perché renderci tutti vicendevolmente ignoranti non è probabilmente il migliore dei mondi possibili e anche i guru di Internet stanno iniziando ad accorgersene e a tornare sui propri passi.

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