Harvard contro Google: fare ricerche aumenterebbe l’inquinamento

Ecologia e Risparmio Energetico     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Una volta, agli inizi della globalizzazione, c’era la cosiddetta teoria del caos, una metafora per esprimere il modo in cui ormai tutti gli eventi iniziavano ad essere profondamente intrecciati e non più esclusivamente locali: una farfalla batteva le ali da qualche parte nel mondo e, per tutta una serie di concatenazioni, dall’altra parte del mondo si scatenava una tempesta. Oggi, in tempi in cui la globalizzazione è meglio rappresentata da Internet, dalle tecnologie ad essa legate ed ai suoi attori principali, la metafora cambia: fate una ricerca su Google e contribuite all’inquinamento del pianeta. Chi lo dice? Un fisico dell’università di Harvard.

Alex Wissner-Gross, fisico della prestigiosa università di Harvard, ha infatti ultimato uno studio che dimostrerebbe proprio quanto appena detto. L’analisi, pubblicata sul sito del Times, sostiene che ogni ricerca svolta sul motore di Mountain View produce l’equivalente di 7 grammi di anidride carbonica, pari alla metà della quantità necessaria per far bollire una teiera. Il valore è stato ottenuto calcolando l’ammontare di energia spesa affinché la query vada dal computer dell’utente ai server del motore di ricerca e ritorno. La maggior parte dei consumi è dovuta, sembrerebbe, al funzionamento stesso di Google che provvede a mandare una stessa interrogazione a più server dislocati in varie località del mondo, permettendo così al navigatore di ricevere la risposta da quello più veloce. Nell’articolo del Times poi si parla più in generale dell’impatto del Web sull’ecologia e sul riscaldamento globale. Effettivamente ogni servizio ha un suo costo ambientale, che normalmente non percepiamo. Ad esempio la navigazione su una qualsiasi pagina web produce tra gli 0,02 e gli 0,2 grammi di CO2, a seconda della presenza o meno di immagini o video.

Il colosso di Mountain View ha ovviamente risposto ufficialmente dalle pagine del suo blog, smentendo i dati di Wissner-Gross e affermando di produrre 0,2 grammi di anidride carbonica per ogni ricerca effettuata. Ma già prima dell’intervento ufficiale, i blogger di mezzo mondo erano insorti contro i dati riportati dal Times, cercando più che altro di dimostrare la mala fede del fisico di Harvard. Le tesi erano diverse, dal fatto che Gross sia fondatore di CO2 Stats, startup di un sito che offre consulenze a pagamento sull’inquinamento, a quello che Google in realtà fa molto per l’ambiente perché evita all’utente di doversi recare in biblioteca, magari con l’auto, per consultare un libro che costa all’ambiente due chili e mezzo di anidride carbonica, pari quindi a circa dodicimila ricerche su Internet.

Per la verità i contro-argomenti ci sembrano almeno altrettanto faziosi delle accuse, prendendo per vero l’atteggiamento interessato del fisico nell’intera faccenda. Che piaccia o meno che il proprio eroe positivo di turno (Google in questo caso) possa nuocere in qualche modo, anche contro il suo volere, resta comunque un dato di fatto e come tale andrebbe accettato senza stare a sindacare. La tecnologia ha un costo ambientale e il fatto che esso sia più basso rispetto a ciò che va a sostituire non la assolve del tutto. Del resto si tratta di un’osservazione oggettiva, confermata anche da analisti seri come Gartner, secondo cui l’industria dell’Information Technology immette nell’atmosfera la stessa quantità di gas serra dei trasporti aerei, ossia circa il 2 %. Dire dunque che qualcosa inquina, a prescindere dal quanto, non significa condannarla o promuovere qualche tipo di oscurantismo antitecnologico, ma solo informare che molto può essere ancora fatto per il nostro ambiente e il nostro pianeta, ricordandoci magari che non ne abbiamo uno di scorta.

Fonte

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Un commento

  1. Matteo

    Interessante questo articolo…soprattutto provenendo dalla pagina di Google news.
    Vi assicuro che se avessero trasmesso la notizia su rete 4 l’impatto su di me e la credibilità della notizia sarebbero state le stesse, speriamo che l’informazione in rete continui ad essere attendendibile anche se il potere di Google sta esponenzialmente crescendo.
    Fatta questa considerazione penso sia importante sapere quante ricerche vengono fatte ogni secondo su Google per capire il reale impatto del motore di ricerca sull’ambiante.
    Ritengo che qualunque sia il risultato Google abbia il dovere di sforzarsi di abbassare la propria soglia più vicino al minimo che non al massimo…invece di spostarsi in boing (ma questo è sempre il solito discorso).
    Infine, ci si lamenta tanto, ma chi più di un fisico specializzato in “inquinamento prodotto dai motori di ricerca” poteva essere adatto a dare una informazione del genere…io ringraziarei, farei qualcosa affinchè Google migliorasse SENSIBILMENTE le cose, ma non mi rivolgerei al fisico per un preventivo!

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