Google taglia alcuni servizi: è tempo di crisi

Web e Business     Autore: Ivan Schinella Aggiungi un commento

Google ha preso finalmente la decisione che ci si aspettava da tempo: iniziano i tagli ai progetti di scarso successo o che non hanno prodotto abbastanza introiti nelle casse di Mountain View.

 

Negli ultimi anni Google non ha fatto altro che aggiungere continuamente servizi, più o meno riusciti, al ben noto servizio di ricerche su Internet ma un certo numero di questi si è rivelato inutile, poco sfruttato o semplicemente abbozzato e mai portato avanti con intenzioni serie.

Già era successo con l’annuncio-rimozione del servizio Lively, quello che doveva essere il clone di Second Life, in poco tempo passato da imminente a sicuro ad abortito per svariati motivi legati al marketing ed all’amministrazione di Google. Ora toccherà ad altre sei funzioni di BigG che, per un motivo o per un altro, non hanno più motivo di esistere secondo la società.

Il primo ad essere dismesso sarà Google Video, sul quale non sarà più possibile effettuare l’upload di contenuti, relegandolo ad una funzione di meta-motore di ricerca. La decisione era nell’aria già dall’acquisizione di YouTube, dato che i due portali svolgevano essenzialmente la stessa funzione e non c’era motivo di proseguire l’impegno con entrambi facendosi concorrenza in casa.

Seguirà il progetto Notebook, che dava la possibilità di effettuare annotazioni durante la navigazione Web. Terminante questa settimana, non darà più spazio a nuove registrazioni, lasciando però la disponibilità alle sue funzioni per chi è già iscritto al servizio. Google stesso ha incoraggiato comunque gli utenti registrati ad abbandonarne l’uso e passare a servizi simili come SearchWiki, Docs o Bookmarks.

Chiude anche Google Catalog Search, almeno nella sua versione attuale, che diverrà invece la base per nuovi servizi OCR-based di consultazione di quotidiani e riviste, abbandonando quindi la disponibilità per cataloghi che non ha riscosso un gran successo tra il pubblico.

Google Mashup Editor seguirà le stesse sorti, chiudendo e facendo confluire il progetto su App Engine, anche se per ora non si conoscono i dettagli della trasformazione.

Nei prossimi due mesi sarà anche la fine per Dodgeball, acquistato nel 2005 confidando nelle potenzialità del mobile social networking, non ha riscosso l’entusiasmo sperato, anche per via delle sempre maggior diffusione di Twitter, dal quale è stato quasi totalmente eclissato. Il progetto verrà terminato definitivamente ed il codice sarà messo a disposizione degli utenti.

L’ultimo a chiudere i battenti sarà Jaiku, confluendo all’interno di Google App Engine ma forse mantenendo in qualche modo la sua forma attuale grazie ad un team di volontari che si occuperà del supporto, almeno per qualche tempo. Anche qui il software sarà rilasciato come open source.

Voci di corridoio presagiscono la rimozione di GrandCentral e Knol. Se il primo potrebbe essere salvato in relazione ad una diffusione di Android, Knol invece sembra destinato all’oblio visto lo scarso successo che ha avuto l’iniziativa, seppur concettualmente interessante.

L’assestamento comunque continuerà nei prossimi mesi e BigG ha già annunciato il licenziamento di altri 100 dipendenti e l’inserimento di contenuti pubblicitari anche in applicazioni che prima non li contemplavano. Tempi duri quindi anche per il colosso di Mountain View, di certo non in pericolo ma che ha cominciato a stringere la cinghia dimostrando di non essere così forte e stabile come  ci si poteva aspettare.

Fonte

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