Le Major non perseguiranno più i “pirati”: marcia indietro? Non proprio

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

È di questi giorni l’annuncio che la R.I.A.A. (Recording Industry Association of America), l’associazione che protegge i diritti dei produttori discografici americani, ha deciso di cambiare strategia nella sua lunga battaglia nei confronti della pirateria e del download illegale di file musicali protetti da copyright, che la vede da anni opposta alla nutritissima comunità mondiale dei P2P (Peer to Peer). In sostanza la decisione stabilisce che l’Associazione non perseguirà più, attraverso le note vie legali, i singoli downloader. Marcia indietro dunque e battaglia finita con la vittoria del popolo del no copyright? Non esattamente, anzi…

La strategia precedente, usata fino ai giorni scorsi, che prevedeva l’attacco legale anche dei singoli utenti, è stata lanciata qualche anno fa con grandissima enfasi e aveva come scopo principale quello di funzionare da detterente, spaventando i downloader con la prospettiva di multe salatissime e sanzioni, anche penali. In questo lasso di tempo sicuramente di fruitori illegali della rete ne sono stati colpiti parecchi, tuttavia la strategia “del terrore” si è dimostrata del tutto inefficace per quanto riguarda il fenomeno nel suo complesso, tant’è che anzi i numeri del peer to peer sono cresciuti e i download illegali sono ancora diffusissimi, mentre l’industria discografica continua ad essere in crisi. Ecco allora la nuova, forse ancora più radicale, trovata che però ha visto già una generale levata di scudi, specialmente qui in Europa, da parte delle associazioni di consumatori.

La proposta della R.I.A.A. consiste, secondo quanto riportato anche dall’autorevole Wall Street Journal, nel tentativo di stringere accordi con i singoli provider per “ridurre l’erogazione del servizio” a chi si macchiasse del crimine di download illegale. Nessuno è stato però in grado di specificare meglio cosa si debba intendere con il termine “ridurre”. Ad oggi l’unico precedente noto di questo tipo, criticatissimo per altro dall’Unione Europea, è quello francese in cui accade che i discografici avvertono l’ISP di aver individuato un possibile downloader illegale tra i suoi clienti, il fornitore allora manderà a sua volta all’utente un primo messaggio di allerta, quindi, se il comportamento non cambia, un secondo e poi un terzo e quindi, se l’utente continua imperterrito, l’ISP procede a disconnetterlo definitivamente dal servizio.
I legislatori europei sono subito insorti dicendo che se tutto questo procedimento avviene senza un regolare processo non è possibile negare l’accesso a Internet a un qualsiasi cittadino che paghi regolarmente il suo abbonamento. Anche negli USA per altro la EFF (Electronic Frontier Foundation) è sulla stessa lunghezza d’onda, sostenendo che ciò renderebbe gli Internet provider responsabili del controllo della rete stessa. In Europa dunque tale provvedimento sembrerebbe di difficile messa in pratica, ma negli Usa la questione resta più aperta alle interpretazioni.

Ciò che è sicuro è che le major non sembrano intenzionate a mollare l’osso e vogliano invece tentare di risanare la loro traballante situazione economica perseguendo i cittadini invece di ripensare la loro formula di business e magari migliorare la qualità della tanta (troppa) fuffa, pardon, musica, prodotta attualmente.

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3 Commenti

  1. RENT

    Nessuna azione giudiziaria, (peraltro inutile) ma la disconnessione del servizio
    A chi utilizza il provvider per scaricare fiumi di materiale illlegale.
    E mi sembra molto piu giusto in quanto andrebbe a colpire anche chi ha
    una connessione al disopra di ogni sospetto,, ;)

  2. michele

    e come la mettiamo nel caso di eventuali errori da parte della segnalazione della ria? a chi si deve fare causa per mancato rispetto contrattuale? alla ria stessa o al proprio gestore? ricordo che fino a prova contraria siamo tutti innocenti.
    pensino invece a come fare a far circolare in rete il materiale da loro prodotto a cifre “consone” al minor costo sostenuto (non occorre più produrre fisicamente dvd o simili con evidenti risparmi di produzione)… ma se questo accadesse … credo che sugli scaffali si troverebbero i dvd a 25-30 euro e venduti su internet… a 24.99 o 29.99 euro….

  3. RadioCopyDOWN » Newswire del 31 dicembre 2008

    [...] Le Major non perseguiranno più i “pirati”: marcia indietro? Non proprio / “È di questi giorni l’annuncio che la R.I.A.A. (Recording Industry Association of America), l’associazione che protegge i diritti dei produttori discografici americani, ha deciso di cambiare strategia nella sua lunga battaglia nei confronti della pirateria e del download illegale di file musicali protetti da copyright, che la vede da anni opposta alla nutritissima comunità mondiale dei P2P (Peer to Peer). In sostanza la decisione stabilisce che l’Associazione non perseguirà più, attraverso le note vie legali, i singoli downloader. Marcia indietro dunque e battaglia finita con la vittoria del popolo del no copyright? Non esattamente, anzi…” [...]

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