Cibercondria: ammalarsi consultando Internet

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Buone notizie (si fa per dire) per gli ipocondriaci, i depressi che sono convinti di avere i sintomi di qualsiasi malattia o disturbo di cui vengono a conoscenza. Secondo studi recenti ora avrebbero ancora più occasioni per esercitare la loro paranoia e ovviamente gli sono offerte dal Web che, da sempre, contiene migliaia di pagine riguardanti la salute, che siano siti ospedalieri o community di semplici utenti che si scambiano informazioni su questa o quella medicina o malattia. Tra i tanti usi ambigui cui si presta la rete quindi eccone un altro: connettersi per scoprire di stare ancora più male di quanto si pensi.

I ricercatori Microsoft Ryen White ed Eric Horitz hanno svolto uno studio su vasta scala sui modi in cui la gente cerca informazioni mediche su Internet, attraverso i test sottoposti a 515 persone che hanno svolto ricerche sanitarie tramite la rete.

“L’informazione può assistere la gente che non ha conoscenze sanitarie professionali a comprendere meglio salute e malattia e fornire loro spiegazioni flessibili per I sintomi” hanno detto I ricercatori in uno dei loro report, “in ogni caso, il Web ha però anche il potenziale per accrescere le ansie delle persone che abbiano poco o nessun addestramento medico, specialmente quando la ricerca via Web è usata come procedura diagnostica.”

I risultati del lavoro hanno mostrato che le ricerche effettuate tramite i motori che trattano espressamente argomenti sanitari, come WebMD o Microsoft MSN Health and Fitness, hanno la potenzialità di trasformare sintomi innocui in gravi casi medici. Ciò è influenzato da diversi parametri, come la quantità e la distribuzione delle informazioni sanitarie visualizzate dall’utente, la presenza di una terminologia che aggiunge via via gravità al contenuto del testo letto, oltre che ovviamente una predisposizione del singolo utente a preoccuparsi maggiormente invece di cercare una ragionevole spiegazione dei propri disturbi.
Senza contare l’altro aspetto, abbastanza grave di per sé, delle informazioni mediche errate presenti in gran numero nel Web. I ricercatori Microsoft ad esempio citano altri report da cui risulta che addirittura il 70 % dei contenuti sanitari su Web è sbagliato, in tutto o in parte. Sembra inoltre che oltre il 75 % delle persone che effettuano ricerche di questo tipo non controllino gli indicatori della validità delle informazioni raccolte, come ad esempio l’affidabilità della fonte o anche la semplice data di pubblicazione del materiale che stanno leggendo.

I ricercatori concludono dicendo che gli architetti dei motori di ricerca hanno in parte responsabilità in tutto questo, sebbene si rendano conto che sviluppare algoritmi adatti a filtrare i contenuti medici in base all’affidabilità sia tecnicamente difficile e si augurano appunto che i motori di ricerca si muovano in tale direzione, onde mettere un freno a questa sindrome, definita appunto cibercondria.

Insomma, come sempre Internet si rivela uno strumento ambiguo e a doppio taglio il cui problema principale è la fiducia illimitata e l’assenza di capacità critiche in chi lo utilizza quotidianamente, problema che affligge sempre più anche gli altri media tradizionali e che sembra essere più un problema sociale generale che non un difetto specifico del Web.

Fonte

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