I social network, si sa, sono ormai una realtà sociale prima che tecnologica, indiscutibile per diffusione e come fenomeno di massa. Sicuramente anche voi che state leggendo avete un account su Facebook, My Space o Live Spaces o comunque conoscete qualcuno molto vicino a voi, amico o parente, che ne ha sicuramente uno. Attualmente infatti sono centoventi milioni nel mondo i soli iscritti di Facebook, senza contare tutti gli altri. Normalmente si tratta di un servizio molto valido, che permette di creare vere e proprie reti sociali appunto, basate su interessi comuni ad esempio, o di rincontrare amici e parenti lontani con cui potersi tenere in contatto costante. Ma se aprire un account è un’operazione facilissima, cosa succede invece se, per un qualsiasi motivo, dovessimo decidere che ci è necessario cancellarlo?

L’esperienza vissuta all’inizio di quest’anno da Nipon Das, manager americano trentaquattrenne, è illuminante in merito e se la si definisce “kafkiana” non si fa di certo un torto al grande scrittore. La persona in questione ha a un certo punto deciso di cancellare il proprio account dal popolare sito e, in questa maniera, è incappato in uno di quei bug tecnologici che, una volta coperti, danno parecchio da riflettere. Seguendo le istruzioni presenti sul sito infatti, il signor Das ha potuto eliminare i dati dell’account (ma non l’account stesso, che risulta ancora raggiungibile, benché vuoto), ma non ha potuto cancellare i propri dati dal database di Facebook, che conserva nei suoi archivi copia di tutti gli account, a prescindere dal loro stato.
Secondo i dirigenti del social network si tratta di un’accortezza nei confronti degli utenti, poiché un account disattivato può essere riattivato in qualsiasi momento, mentre i più maliziosi sostengono che Facebook abbia interesse a costruirsi enormi banche dati che, nella società dell’informazione, costituiscono un patrimonio economico non indifferente e assai spendibile sul mercato, il tutto ovviamente all’insaputa dei propri clienti.
Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, dopo la burrasca scatenatasi a causa di questo “caso”, ha fatto sapere che si sta attivando per velocizzare le procedure (attualmente assai macchinose e lunghe) che permettono a un utente di richiedere la totale cancellazione dei propri dati dai server tramite l’eliminazione fisica di indirizzi mail, foto, dati personali e quant’altro; nel frattempo però cancellare i propri dati costituisce ancora un’operazione più complessa che inserirli.
Insomma, pare proprio che il futuro ci riservi di essere “prigionieri” virtuali dei database che, dietro la facciata giovanilistica e leggera di questo o quell’altro sito, ci ingannano invitandoci a inserire i nostri dati personali di nostra stessa volontà, ignorandone però gli usi, spesso molto redditizi, che se ne possono fare alle nostre spalle. Forse Orwell si è sbagliato solo in una cosa nel suo 1984 e cioè che “Il Grande Fratello” non ha bisogno di metodi arcigni e scopertamente dittatoriali per controllare le nostre vite: basta invece una home page colorata e amichevole per renderci inconsapevoli carcerieri di noi stessi.














Ultimi Commenti