Oblong G-Speak: ancora un’altro OS a comandi gestuali

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Solo dieci giorni fa vi avevamo parlato di Mgestyk, un software in grado di rilevare i gesti delle mani tramite una normalissima webcam e poi tradurli in comandi eseguibili dall’interfaccia del sistema operativo o dei vari programmi e persino dei videogiochi. Oggi vi parliamo di Oblong G-Speak, un altro progetto basato sull’esecuzione di comandi tramite rilevamento dei movimenti delle mani. Vediamo di cosa si tratta.

Vi risparmierò l’ormai abusato riferimento all’interfaccia a comandi gestuali del PC olografico usato da Tom Cruise nel film Minority Report per parlarvi di quest’ulteriore sistema operativo che promette di rivoluzionare l’interazione col computer così come la conosciamo oggi. Vi dirò invece direttamente che, per la realizzazione di quel film, era stato chiamato come consulente tecnologico proprio uno dei fondatori della Oblong e sviluppatore del progetto G-Speak, che aveva basato il design della GUI impiegata nel film proprio sui suoi primi lavori sviluppati presso la nota e prestigiosa università statunitense del MIT (Massachusetts Institute of Technology).

Lì lo sviluppo di interfacce innovative era iniziato già nei primi anni 90. Dalla fase di sviluppo si è passati quindi attraverso il Cinema e, ora, sembrerebbe si sia in fase di approdo alla distribuzione di massa sul mercato. Oblong definisce il suo prodotto non come semplice sistema operativo, ma come SOE, Spatial Operating Environment, ambiente operativo spaziale, a sottolineare che esso mira ad essere qualcosa di più rispetto a tutte le soluzioni viste fino ad oggi, Microsoft Surface e Mgestyk compresi. Al MIT infatti hanno pensato in maniera globale e non si sono voluti limitare semplicemente a trovare una soluzione per svolgere i compiti quotidiani sul computer sostituendo i gesti alle periferiche di imput tradizionali come mouse e tastiera, ma hanno pensato che fosse necessario ripensare totalmente l’interazione uomo/macchina. Ciò comporta lo sviluppo di moltissimi aspetti tra loro interrelati come anzitutto la creazione di un vero e proprio linguaggio gestuale (da cui appunto il nome: G(estural)-Speak) e lo sviluppo di apposite interfacce tridimensionali, applicazioni di vario tipo atte ad uso collaborativo, multiutente e interattivo, distribuite e accessibili attraverso network e, non ultimo, la soluzione del problema di come integrare in un ambiente lavorativo grandi pannelli video e computer multipli per la gestione del tutto.

G-Speak sembra quindi un progetto a tutto tondo, che implica un ripensamento globale sia del computer, sia della nostra interazione con esso ma, proprio a causa di queste sue aspirazioni “alte” e di chiara derivazione accademica, lo vediamo come un progetto a lunga scadenza e di non facile implementazione, in quanto presuppone una rivoluzione tecnologica e anche culturale. Niente a che fare quindi con progetti meno pretenziosi, più immediati e, nel caso di Mgestyk, di davvero facile implementazione che stanno ultimamente spuntando come funghi.

Insomma, che si sia a una svolta epocale e che ci sia un’esigenza diffusa di arrivare a un’interazione più immediata ed efficiente con i nostri computer mi sembra ormai confermata dal trend tecnologico in atto in questi anni, che vede l’emergere prepotente di progetti di questo genere e lo sviluppo di interfacce e display multitouch, ma penso che sia ancora presto per la rivoluzione radicale proposta da Oblong, anche se è fuor di dubbio che potrà essere seminale per chissà quali ulteriori sviluppi.

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