“Migranti” e “nativi” digitali: come le nuove generazioni usano la tecnologia

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Nascere in un contesto o adattarvisi provenendo dall’esterno sono due cose ben diverse, del resto lo dice anche la nostra esperienza quotidiana. Anche il mondo della tecnologia non fa differenza sotto questo punto di vista ed è possibile definire anche per esso chi sono i “nativi” e chi i “migranti”, chi nasce ormai all’interno di un contesto totalmente pervaso dalla tecnologia, vivendolo con naturalezza e sviluppando capacità appropriate e chi, nato in tempi differenti, vi si deve adattare e non è detto che i suoi sforzi si rivelino vincenti. Un convegno fa il punto della situazione sull’adattamento generazionale alla (ormai ampiamente avvenuta) rivoluzione elettronica del quotidiano.

Quando siete nati? La domanda non è oziosa, ma serve a stabilire se potete considerarvi dei “nativi” o dei “migranti” del mondo digitale ed elettronico attuale. Certo, sapere solo la data di nascita non è sufficiente, ci possono essere molti motivi contingenti per essere considerati nativi o migranti, come l’ambiente socioculturale in cui si è cresciuti, la disponibilità economica etc. Chi scrive ad esempio si considera un migrante per tanti motivi, non solo anagrafici. Ci sono molti miei coetanei, infatti, che sono cresciuti sin da piccoli avendo a disposizione i computer dell’epoca, che fosse un Amiga, un Commodore, un Apple 2, uno ZX Spectrum o altro. Io no e questo è dovuto appunto ai motivi contingenti detti prima. Certo, se siete nati dagli anni 80 in poi è davvero difficile che non siate nativi digitali. Chi è nato durante gli anni settanta a prescindere dal possesso o meno di un computer infatti non aveva a disposizione Internet, i cellulari, i lettori multimediali etc. e questo fa comunque una certa differenza. I nativi infatti si contraddistinguono per il modo di approcciare e fruire l’informazione e l’intrattenimento elettronico, per come utilizzano le tecnologie e per la loro capacità di essere naturalmente “multitasking”, ossia capaci di interagire con più fonti di informazione (musica, tv, Internet, programmi di messaging istantaneo per esempio) contemporaneamente senza perdere l’attenzione su nessuna di esse. Un fenomeno all’origine di numerosissimi dibattiti in Rete, ma anche nella scuola e nelle aziende.

Proprio per fare il punto della situazione attuale si è tenuto a Milano, la settimana scorsa, presso l’Università Bicocca, un convegno di due giorni a cui hanno partecipato i massimi esponenti e studiosi di questo ambito sociologico, tra cui ad esempio Mark Prensky, che è proprio il papà delle definizioni di immigranti e nativi digitali, ma erano presenti anche Geert Lovink, autore del volume “Zero comments – Teoria critica di Internet”, una delle voci più critiche della Rete, in particolare contro il fenomeno del Web 2.0, e altri ancora come Antonio Battro e Francesc Pedro o Susanna Mantovani, Angelo Failla, Silvia Kanisza, Sergio Saviori e Carlo Formenti, solo per citarne alcuni.

Il convegno si è svolto in due giornate, il 6 e il 7 di novembre, in modo da poter dibattere due argomenti specifici. Il primo giorno si è discusso riguardo la “dieta mediale” degli universitari milanesi. Si è cercato cioè di capire, attraverso una ricerca dell’Osservatorio Nuovi Media della Bicocca, diretto da Paolo Ferri, quali sono i media che sono maggiormente “consumati” dagli universitari e con quali modalità.
Durante il secondo giorno si è invece discusso su quali siano i trend e le problematiche che la suddetta differenza di atteggiamento verso le tecnologie propria dei nativi e che sta diventando dominante man mano che essi, crescendo in numero ed età anagrafica, sostituiscono le leve precedenti nella composizione del tessuto sociale. I vari oratori si sono succeduti quindi nell’analizzare cosa tutto ciò sta provocando nella società, non solo nel mondo del lavoro e in quello della scuola ma, più in generale, anche nel modo di “consumare” intrattenimento, pubblicità, cultura, informazione, media e comunicazione.

Un’occasione importante dunque per capire meglio come la “Internet generation” cambierà il mondo che conosciamo, se in meglio o in peggio è tutto da vedere, ma comunque si tratta di un cambiamento storico, paragonabile solo forse all’avvento della generazione nata appena dopo la rivoluzione industriale. Loro ci hanno portato al mondo che conosciamo ora, voi dove ci porterete?

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