Mal di testa, tosse, disturbi respiratori? Hai l’influenza, lo dice Google!

Web e Business     Autore: Ivan Schinella Aggiungi un commento

Il gigante di Mountain View non aiuta solo gli utenti cercando di facilitargli la navigazione sul Web, d’ora in poi Google penserà anche alla loro salute, anche se per ora solo a quella degli utenti statunitensi.

Il nuovo servizio si chiama Google Flu Trends e si basa su un assunto piuttosto semplice: più persone cercano informazioni sui sintomi dell’influenza, più questa sarà diffusa tra l’utenza di un determinato paese. Incrociando i dati dei termini di ricerca più utilizzati con gli elenchi dei sintomi dei vari ceppi virali forniti dai centri epidemiologici sparsi sul territorio degli USA, Google potrà statisticamente calcolare la rilevanza di una eventuale keyword da usare come indice di una diffusione dell’influenza sul territorio. Dato che oggi le persone che si trovano in situazioni che necessitano risposte cercano sempre più sulla rete, e quindi sempre più su Google, il parallelismo tra ricerche e sintomi reali non è poi così sbagliato, almeno con una certa percentuale di scarto. Ovviamente non è che Google si sia improvvisato ricercatore medico e abbia messo su un campione statistico campato in aria, il lancio di Flu Trends è stato preceduto da uno studio approfondito sul contesto degli ultimi anni. Praticamente BigG e i centri di prevenzione delle malattie hanno fatto convergere i propri dati, il primo sulle ricerche, il secondo sulle diffusioni dell’influenza che hanno come base i feedback dei medici sparsi sul territorio nazionale. Il risultato è stato particolarmente interessante, i trend coincidono in maniera piuttosto precisa, confermando che la teoria di Google si dimostra vincente.

Ma se i centri medici possono contare su molti più dati, più attendibili per giunta, Google ha un asso nella manica: la rete. Grazie ad essa la velocità di raccolta ed elaborazione delle informazioni è immensamente più alta, con una produzione del risultato quasi in tempo reale, dove per la controparte ufficiale si parla almeno di settimane.

I medici hanno pareri discordanti. Chi è contento e vede in Flu Trends un interessante strumento di analisi, comodo e veloce che potrebbe portare ad un accorciarsi dei tempi di attesa prima di lanciare allarmi su possibili focolai di influenza. Altri invece temono che questo spostarsi della medicina, ma più che altro della ricerca di cure, lato utente, su Internet, possa condurre ad un pericoloso trend di abbandono degli studi medici per andare verso cure fai-da-te, che potrebbero rivelarsi estremamente pericolose.

C’è da dire che Google Flu Trends non è il primo servizio del genere, altri siti hanno cercato di aggregare i feedback degli utenti per fornire rappresentazioni reali sulla diffusione delle malattie, ma questo è sicuramente quello che può contare su un database veramente enorme e, cosa più importante, non è necessaria la volontà dell’utente per inserirvi dei dati, Google li prende direttamente dai termini di ricerca utilizzati, ancora una volta secondo criteri che non sono stati ben specificati però.

Per questa volta forse si possono accantonare disquisizioni sulla privacy violata degli utenti dato che il servizio non è poi così invasivo come potrebbe sembrare, è anche per una causa sicuramente più nobile e importante del solito survey di qualche azienda interessata a conoscere le abitudini dei propri utenti per fini commerciali. Ovvio che Google non ha pensato questa soluzione perché ha deciso di fare beneficienza, il guadagno ci deve essere, se però questo porta anche un reale vantaggio per la comunità allora ben venga.

BigG ha un nuovo giocattolo nella linea Trends, l’utenza un nuovo servizio (per ora solo negli USA). Sarà veramente sfruttato a dovere o si ridurrà ad una curiosità da vedere una volta e abbandonare? Per ora Trends ha visto qualche applicazione solo in campo economico, lasciando tutto il resto molto in disparte e poco interessante per i non addetti a consultare grafici e statistiche. Con le informazioni che mirano alla salute, Google cerca di risollevare le sorti del prodotto dei propri Labs, contando sull’interesse che questi dati potrebbero suscitare sia nell’utenza che nella comunità scientifica.

Non una parola su una possibile uscita del servizio al di fuori dei confini americani, per ora ci terremo i TG e i giornali ad informarci sugli ormai onnipresenti vaccini, sulle influenze di più varia natura e sui fantomatici quanto immancabili rimedi della nonna.

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