Spazio, ultima frontiera (del turismo)

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Ultimamente le vostre vacanze non vi hanno soddisfatto? Al mare o in montagna vi annoiate o trovate che andare alle Mauritius, a Capo Nord o a Sharm El Sheik non sia più tanto speciale? Incontrate la vostra parrucchiera o il vostro salumiere alle Seychelles? Bene, se per vostra fortuna siete milionari, potete decidere di imitare Richard Garriot e farvi una passeggiata nello spazio! Al vostro rientro avrete sicuramente qualcosa di esclusivo da ricordare e raccontare (magari al vostro commercialista).

Spazio, ultima frontiera”, narrava ormai decenni fa la voce off nella prima serie di Star Trek, ma lì lo spazio era visto ancora come avventura estrema per pochissimi eletti, uomini addestrati e in grado di pilotare avveniristiche astronavi, che si spingevano ai limiti estremi del cosmo, andando incontro all’ignoto. Chissà cosa ne penserebbe il Capitano Kirk del fatto che invece lo Spazio sembra avviarsi sempre più a essere colonizzato dall’equivalente degli odierni turisti in canottiera, calzoncini e ciabatte che siamo abituati a vedere in giro per le nostre città. Già, perché se nel 1969 l’orma del primo piede umano sulla Luna ci faceva sognare di mondi remoti e viaggi impossibili ora, in questo mondo sempre più governato dai soldi e sempre meno dai sogni, basta avere fondi sufficienti e non essere proprio in condizioni fisiche pessime per sperare concretamente di divenire emuli d’immortali eroi dell’immaginario collettivo come Jurij Gagarin o Neil Armstrong.

Certo, attualmente è ancora uno sfizio da nababbi che richiede in media 20/30 milioni di dollari per essere messo in pratica, garantendoci così ancora per alcuni anni di non dover sostituire il Capitano Kirk col bolso vicino di casa ma questa tendenza, iniziata nel 2001, ha concretamente aperto la porta a un’era di turismo spaziale organizzato e non più così inaccessibile economicamente.

Oggi questo settore è considerato da molti analisti interessante e in espansione e sono tante le compagnie che stanno già pianificando di entrarci, investendo fondi consistenti in ricerca e sviluppo, per realizzare nuovi velivoli adatti allo scopo. La cosa più accessibile saranno probabilmente i voli suborbitali: viaggi ad altezze superiori ai 100 chilometri, che però non descrivono un’orbita completa attorno alla terra mantenendosi costantemente a quell’altitudine, ma si limitano a raggiungere la quota e poi a ridiscendere. In questo modo i fortunati partecipanti potranno comunque provare tutte le emozioni di un vero decollo o di un rientro e avere anche il tempo di gettare uno sguardo allo spazio stellare non più celato dall’atmosfera, il tutto dovrebbe costare attorno ai 200.000 dollari, non ancora una cifra popolare, ma comunque sempre un decimo delle attuali. Inoltre adesso, per poter sbarcare sulla stazione orbitante Sojuz TMA-13, come appunto Garriot, bisogna superare una serie molto dura di test specifici e avere l’ok da uno staff medico, poiché il tutto è ancora gestito unicamente dalle agenzie spaziali nazionali, ma appunto, l’ingresso di compagnie private nel settore e la formula dei viaggi suborbitali permetterebbe di evitare tanti rigidi controlli che, uniti a prezzi più accessibili, potrebbero far davvero decollare (è il caso di dirlo) questo nuovo settore del mercato turistico. Del resto anche studi della NASA confermano che questa nuova nicchia potrebbe far fruttare non meno di 10 miliardi di dollari entro i prossimi vent’anni.

Allora, ci sono ancora alcuni anni prima che compagnie e velivoli siano effettivamente pronti, potete iniziare a mettere da parte i vostri soldini nel porcellino, attendendo fiduciosi il giorno in cui potrete piantare il vostro ombrellone sulla superficie lunare alla faccia del vostro odioso collega di lavoro, ammesso che valga la pena distruggere un altro mito per il nostro quarto d’ora di fama.

Fonte

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