Se mi lasci ti cancello… il personaggio virtuale!

Videogame e Console     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Semplice reazione di gelosia applicata alle nuove tecnologie o forse segnale che virtuale e reale stanno fondendosi sempre più e la loro distinzione sta diventando labile e perdendo senso? Bisognerebbe chiederlo alla donna arrestata qualche giorno fa in Giappone, rea di aver ucciso l’avatar virtuale, all’interno di un MMORPG, del suo ex marito, sempre virtuale; sicuramente avrebbe un punto di vista interessante sull’argomento…

Sì, perché l’altro giorno una quarantatreenne è stata arrestata dopo che, furiosa, ha eseguito il login nell’account del suo ex marito, cancellandogli il personaggio, come ritorsione all’essere stata abbandonata, cosa accaduta sempre nel gioco stesso e non nella realtà. Connettendosi infatti al suo abituale gioco on line MapleStory, aveva scoperto appunto che il suo partner virtuale aveva chiesto il divorzio a sua insaputa, da qui la decisione di vendicarsi. Ovviamente la polizia non l’ha arrestata per il “crimine” virtuale commesso, ma per aver violato illegalmente l’account di un’altra persona.  Ora la donna, insegnante di pianoforte, è in carcere in attesa di conoscere le esatte accuse a suo carico e rischia fino a cinque anni di prigione e una multa fino a 5000 dollari.

La donna, per mettere in atto questa vendetta, aveva compiuto un viaggio di ben mille chilometri, recandosi fino a Sapporo, dove vive il trentatreenne impiegato che impersonava suo “marito”.

Il gioco, nato in Corea e diventato molto popolare in rete per quanto riguarda l’estremo oriente, è incentrato sull’uccidere dei mostri, ma i giocatori possono comunque svolgere attività sociali e intrattenere relazioni interpersonali e, appunto, possono persino sposarsi o, naturalmente, divorziare.

L’interesse della storia è insito più che altro in questo continuo intrecciarsi di realtà e virtuale. Lasciata nel gioco compie un viaggio vero e molto lungo, solo per uccidere il personaggio di fantasia e, per questo, sarà punita nel mondo reale, rischiando anni di prigione e multe milionarie vere.

Virtuale, nell’accezione latina originale, significa potenziale, qualcosa che può avverarsi, essere messo in pratica, anche se al momento non lo è o non si tratta di qualcosa di tangibile. Virtù ha  la stessa radice e designa appunto una capacità o un talento che, pur non essendo materiale, caratterizza una persona e, se esercitato, produce effetti sul mondo reale e le persone attorno. Nei primi anni di internet il termine è stato impropriamente utilizzato in maniera dispregiativa e riduttiva, bollando come virtuale tutto ciò che non era concreto, mettendolo alla stregua di sogni o fantasie, che non hanno alcuna rilevanza nella vita quotidiana. Peccato che anche sogni, desideri e fantasie, non siano invece affatto ininfluenti ed anzi sono loro probabilmente a guidare le nostre azioni nel mondo, dando così forma alla realtà e sostanza a ciò che potrebbe essere. Una donna che, guidata dai suoi sentimenti di sofferenza e vendetta, intraprende un viaggio e “uccide” un avatar, rischiando pene concrete ne è l’esemplificazione perfetta. Un avatar del resto non è certo un mero insieme di dati, ma è invece la concretizzazione di una serie di attività, che hanno richiesto tempo e impegno anche nella vita reale e che, se vanno persi, costituiscono indubbiamente un danno affettivo ed emotivo non indifferente. Chi ha mai giocato, anche non on line, sa la rabbia che si prova a perdere ad esempio i salvataggi di giorni e giorni o le emozioni, reali, come paura, gioia etc. che un videogame può far provare.

Siamo di fronte a un cambiamento epocale, che vedrà sempre più perdere di senso distinzioni troppo rigide tra ciò che è reale e ciò che non lo è. Il nostro cervello non è in grado di giudicare la provenienza degli stimoli, ma solo di interpretarli e, per chiudere riflessioni sul futuro con un riferimento al passato, stando agli empiristi inglesi, effettivamente gli stimoli che riceviamo dall’esterno, nulla ci dicono sulla realtà del mondo stesso. Noi reagiamo emotivamente alla stessa maniera sia se una donna piange davanti a noi sia in un film e chi lo sa che, con lo svilupparsi delle nuove tecnologie, domani non saremo più in grado di distinguere i due?

Fonte

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3 Commenti

  1. francesco

    ma come sta con la testa la gente….

  2. Luigi Mango

    come dico sempre io…una zappa in mano…. ;)

  3. sex men dolls want

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