La crisi finanziaria potrebbe favorire l’open source

Web e Business     Autore: Ivan Schinella Aggiungi un commento

Questo è quanto afferma il CEO di Red Hat, Jim Whitehurst: “La crisi economica mondiale potrebbe fornire un impulso per il software open source”.

Una crisi finanziaria così intensa come quella che sta colpendo gli USA e, con tutta probabilità, non è ancora giunta al suo massimo nel resto del mondo, porterà inevitabilmente ad un calo dei consumi nel settore IT. L’unico settore che evidentemente non sarà toccato dagli effetti negativi legati alla crisi sarà proprio quello open source, proprio per la sua caratteristica più importante per l’utente: l’essere gratuito.

L’alta scalabilità e flessibilità del software open source, quale ad esempio Linux, nello specifico si parlava ovviamente del noto Red Hat, potrebbero arrivare la dove programmi ben più costosi e settoriali non riuscirebbero a far breccia. Anche se ultimamente la filosofia open source è stata sfruttata anche per scopi commerciali, con varie distro che hanno visto nascere versioni a pagamento a fronte di un miglior supporto e dei bundle più completi (come la stessa Red Hat), la differenza di prezzo con le soluzioni delle grandi software house è ancora molta.

Anche Jim Zemlin, direttore esecutivo della Linux Foundation, si dichiara fiducioso nella possibile svolta dei sistemi open source grazie proprio agli imminenti scenari di ristrettezza economica. Specie in ambito aziendale potrebbe essere una valida spinta a provare l’alternativa ai classici sistemi Microsoft dal prezzo ben più alto.

Viste le fonti di queste affermazioni non c’è nulla di strano dato che sono direttamente coinvolte della diffusione di tali software, però probabilmente non hanno tutti i torti. L’open source sta sempre più prendendo piede sia nelle aziende che in ambito domestico, dove sono molti i PC Linux based e sempre di più quelli che sfruttano applicazione di vario genere, sempre caratterizzate da questa filosofia, in alternativa a quelle classiche a cui siamo abituati: un esempio su tutti l’ormai famoso OpenOffice.

Se questa crisi finanziaria, di certo non positiva in linea generale, potrà portare almeno qualche beneficio nel settore IT, almeno sarà stata utile a qualcosa. Di certo anche se i software open source non riuscissero a ricavarsi quella fetta di mercato che si prefiggono di ottenere, ma guadagnando anche solo una parte di essa per motivi di prezzo, sarebbe comunque un importante avvenimento su cui far riflettere le grandi software house. Il software costa caro, troppo per la maggior parte degli utenti e la scusante che fino ad oggi ha “giustificato” questo divario con l’open source è stata quella delle migliori funzionalità offerte. Ma ormai in tanti si stanno rendendo conto che questa affermazione è sempre meno realistica, visto che i software free odierni offrono funzioni che non hanno nulla a che invidiare ai programmi a pagamento. Resta il problema delle garanzie e dell’assistenza, tuttora a pagamento anche in ambienti free come Linux, ma qui le aziende hanno meno motivi per lamentarsi dato che diventa una condizione necessaria essere sempre tutelati sotto questo punto di vista.

Che sia giunto il momento del riscatto dell’open source come affermano i vari addetti ai lavori, o che diventi solo un modo per far ripensare alla politica dei prezzi adottata da molti marchi famosi di software, l’utente finale avrà solo da guadagnarci. Speriamo bene.

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Un commento

  1. paolo del bene

    l’open source non è il free software !!
    2 mondi differenti : il primo l’open source sacrifica la libertà affinché si sia liberi di usare programmi e queste sono le parole di eric. s. raymond questo modello dovrebbe consentire alle software houses di sviluppare del software, venderlo, fare servizi d’assistenza, ma ha un effetto collaterale: l’open source o meglio software non libero non consente di:

    distribuire il software liberamente e/o gratuitamente, modificarlo, il beneficio di poterlo modificare è di aggiornarlo ed adattarlo alle proprie esigenze, può funzionare solo su dell’hardware specifico, avendo accettato tali condizioni non si può fare alcuna modifica, bisogna chiedere alla software house che ci corregga il programma se sussistono dei problemi e questo normalmente si protrae per lungo tempo, non siamo autorizzati a modificarlo, qualora lo facessimo andremmo in contro a problemi legali o quato meno di perdita del supporto software se la software house decide di non intentare causa. non possiamo distribuirlo, non siamo autorizzati a farlo, non possiamo rivenderlo, tutto ciò consente l’innalzamento di muri all’interno dell’attuale società in cui viviamo, muri difficili da abbattere una volta costruiti perché limitano la libertà delle persone.

    Al contrario il free software o software libero permette di fare tutto quello che ll’open source non può. questi sono i criteri della GNU General Public License e del Progetto GNU’S Not Unix, con il quale Richard Matthew Stallman sin dal 1983 andava dicendo che per il free software c’è un mercato libero qualora si fosse intensionati a vendere del buon software cui allegare manuali libri rilasciati con la GNU Free Documentation License ed offrire un ottimo servizio d’assistenza. Più volte Richard Matthew Stallman ha pronunciato le seguenti parole: Free Software Refers Not Price But Freedom, So Think Free Speech, Not Free Beer. In Inglese il termine free significa libero ma le software houses pensano al termine gratuito cioè privo di costo, in Italiano e Francese tale ambiguità non sussiste, ma ho scritto alla linux foundation dicendo di farla finita con tale ambiguità perché senza costo in Inglese si può dire: whitout any cost ancora una volta questa storia di voler chiamare il sistema operativo GNU/linux semplicemente linux, vogliamo chiamare le cose col nome appropriato ? GNU/linux ? debbo mettermi a parlare di sistemi operativi, kernel, microkernel… affinché si capisca perché si è usato il kernel linux per il sistema GNU ? dunque siate corretti e scrivete cose che abbiano un senso logico, altrimenti create solo confusione nella testa delle persone saluti

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