Il futuro di Facebook è sempre più social(e)
Web e Business Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commentoFinchè c’è comunicazione c’è speranza. Così, parafrasando un film di alcuni anni fa, si potrebbe riassumere il punto di vista di Mark Zuckerberg, uno dei più giovani miliardari del pianeta e fondatore di quello che è forse il social network più noto al mondo: Facebook.
A Madrid per presentare le nuove iniziative circa i futuri sviluppi e le nuove direzioni che intraprenderà il sito, Zuckerberg ha spiegato come Facebook non sia esposto alla crisi attuale dei mercati e che è anzi sua intenzione farlo sviluppare ulteriormente, intraprendendo anche una strada per certi versi inaspettata…

- Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook
Secondo il giovane Mark, infatti, Facebook non solo non correrebbe alcun rischio economico in quanto non quotato in borsa (non ancora almeno, stando alle sue stesse parole) e interamente basato su capitali privati, ma soprattutto perché, ci dice, la gente ha bisogno di comunicare, soprattutto in frangenti storici come questo. E allora il social network deve crescere in una direzione più matura e consapevole, sociale, se mi perdonate il gioco di parole. Non più quindi soltanto semplice luogo di aggregazione, ma strumento globale per diffondere la solidarietà, in favore di un mondo più aperto e connesso: l’iniziativa prende il nome di Facebook for good: condividi la tua storia.
In sostanza si tratta di un contest che per il momento verrà lanciato in alcuni Paesi europei, come Spagna, Germania, Francia, Gran Bretagna e presto anche Italia, ma che Zuckerberg sostiene verrà poi allargato all’intero network. Scopo del progetto è promuovere la diffusione di storie di utenti che sappiano raccontare al meglio come il social network abbia cambiato le loro vite o di come abbia potuto incidere in qualche modo sulla società reale. Un premio di 1000 € andrà al vincitore, mentre 3000 € saranno stanziati per la causa da questi eventualmente perorata.
Zuckerberg ci racconta che “l’illuminazione sulla via di Damasco” l’ha avuta dopo la localizzazione in lingua spagnola, quando si accorse che Facebook aveva subito una crescita improvvisa, consistente e del tutto inaspettata in Colombia. Indagando sulle cause, si scoprì che un utente aveva usato il suo spazio per lanciare un’iniziativa chiamata “Un milione di voci contro le Farc” quando queste avevano ancora la Betancourt nelle loro mani. Il giovane imprenditore rimase a suo dire colpito dall’effetto che questa iniziativa ebbe, riuscendo a portare migliaia di persone in piazza in tutto il mondo nel giro di un paio di mesi.

Unire ciò che è utile all’azienda a ciò che è utile per le persone, la società o la politica si potrebbe quindi rivelare una mossa doppiamente azzeccata, sia per Facebook che per la gente. In un mondo sempre più globalizzato e connesso come il nostro, infatti, localizzare è la chiave vincente: dare a ciscuno, nella forma a lui più congeniale, la possibilità di entrare in contatto col resto del mondo. Come spiega Zuckerberg stesso la localizzazione, non solo linguistica, ma di servizi e applicazioni connessi al suo sito, sarà sempre più al centro delle attività future volte allo sviluppo della sua attività. Se si può quindi al tempo stesso guadagnare dallo sviluppo della propria azienda, facendolo al contempo in maniera etica ben venga: Facebook potrebbe diventare un esempio di impresa virtuosa che magari anche gli altri social network potrebbero decidere di imitare e chissà che tutto questo non dia un aiuto anche ai problemi del mondo reale.






























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