FAO: i biocombustibili sono da rivedere

Ecologia e Risparmio Energetico     Autore: Luigi Mango Aggiungi un commento

Ieri, nella sede delle Nazioni Unite a Roma, si è svolto il rapporto annuale sullo stato dell´alimentazione e dell´agricoltura. Jacques Diouf, direttore generale della Fao non ha avuto mezzi termini nel bollare come deleteria la produzione di biocarburante.

Il biocarburante è un combustibile ottenuto in modo indiretto dalle biomasse: grano, mais, bietola, canna da zucchero, ecc, il problema è che per ottenerlo occorrono vati terreni agricoli convertiti a tale produzione. Questo spinge in alto il prezzo delle derrate alimentari in quanto molti terreni non sono più destinati a colture commestibili. L’altro problema è che il rapporto energetico della filiera, pare non sia così favorevole. Il tutto comunque non risolve il problema della produzione di biofuel, in quanto le quote in gioco sono irrisorie.

FAO

I motivi sono stati ben esposti da Diouf: l’esigua percentuale di biocarburante prodotta con sterminati campi coltivati, sarà una delle cause dell’aumento dei prezzi del cibo per i prossimi 10 anni. Anche ipotizzando un aumento del biofuel del 30% nei prossimi 24 mesi, comporterebbe un aumento di molti punti percentuali di mais, olii vegetali e zucchero.

Vi è poi, come se non bastasse, un discorso politico ed economico alla base della produzione di biocarburante: “I biocombustibili presentano opportunità ma anche rischi, l’esito dipende dal contesto specifico del paese e dalle politiche adottate”, ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf. “Le politiche attuali tendono a favorire i produttori di alcuni paesi sviluppati rispetto ai produttori della maggior parte dei paesi in via di sviluppo. La sfida è riuscire a ridurre, o a gestire, i rischi e condividere invece in modo più ampio le opportunità”.

“Se i paesi in via di sviluppo riusciranno a trarre beneficio dalla produzione di biocarburanti, e se questi benefici raggiungeranno i più poveri, una maggiore domanda di biocarburanti potrebbe contribuire allo sviluppo rurale.”

“Le opportunità per i paesi in via di sviluppo di trarre vantaggio dalla domanda di biocarburanti potrebbero aumentare se venissero aboliti i sussidi attualmente dati all’agricoltura ed alla produzione di biocarburanti, e le barriere commerciali, che creano un mercato artificiale ed al momento servono solo a favorire i produttori dei paesi OCSE a spese di quelli dei paesi in via di sviluppo”, ha affermato Diouf”

Piantagione di canna da zucchero

Ulteriori studi ed analisi dell’ecosistema dei campi destinati a tale uso poi, parrebbero indicare che forse non si sta andando nella direzione giusta: “Se si guarda alla dimensione ambientale, non sempre il bilancio è positivo. Un maggiore uso, e dunque una maggiore produzione di biocarburanti, non necessariamente contribuirà a ridurre le emissioni di gas serra così come era sembrato in un primo momento”, si legge nel rapporto. Mentre alcuni prodotti di base destinati alla produzione di biocombustibili, come lo zucchero, possono far diminuire sensibilmente le emissioni, questo non accade per molti altri, ha fatto notare Diouf.

Il maggiore impatto dei biocombustibili sulle emissioni di gas serra è determinato dal cambiamento di destinazione d’uso della terra. “I cambiamenti nell’uso della terra – per esempio la deforestazione per soddisfare la maggiore domanda di prodotti agricoli – rappresentano una grave minaccia per la qualità del terreno, per la biodiversità e per l’emissione di gas serra”

Una nota positiva della conferenza riguarda lo studio della seconda generazione di biocombustibili, che utilizzarà come materia prima prodotti di “scarto” quali legno, residui agricoli e piante erbacee. Questo potrebbe riportare l’equilibrio tra biofuel prodotto e terreni agricoli sottratti all’uso alimentare.

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8 Commenti

  1. luca

    la colpa non è dei biocarburanti, ma da dove si generano, se un paese rispetta l’ambiente e coltiva su terreni aridi la jatropa non ce problema per il prezzo dei generi alimentari, ci sono zone ancora libere da coltivare

  2. Alex

    Il problema é che vengono utilizzate coltivazioni specificatamente per la produzione di biodiesel. Se le piantagioni verrebbero usate per la nutrizione e sologli scarti per biocarburanti non vi sarebbero problemi

  3. Claudio

    Concordo pienamente con Alex, bisognerebbe usare gli scarti delle coltivazioni attuali in tutto il pianeta per semplicemente aumentare la produzione di biocombustibili gestendo gli sprechi.
    Dovrebbe esserci un sistema di raccolta differenziata degli scarti agricoli.

    Per quanto riguarda la scelta di terreni per nuove coltivazioni bisognerebbe scegliere come dice luca terreni infertili per coltivare piante che crescono facilmente in tali terreni al solo scopo di produrre energia.

    Non ha senso usare prodotti che usiamo per la comune alimentazione per la scelta di produzione di biocombustibili, tra l’altro tale scelta privilegierebbe chi già i soldi c’è li ha, e ci sarebbe la corsa alla deforestazione.

    E’ la solita scusa che ciò comporterebbe un amumento dell’inflazione quindi non vale la pena investire nei biocombustibili, cosa che le lobby del petrolio gradirebbero.
    Non solo ma si vorrebbe proporre ora come alternativa ad una lobby le lobby dello zucchero, mais e compagnia bella.
    Già basta che le lobby in europa impongono zucchero(raffinato) o aspartame, entrambi danneggiano nel lungo periodo il sistema immunitario.
    Il primo è anche uno dei maggiori responsabili dell obesità crescente in italia, e il secondo causa danni neurologici, in alcuni casi anche letali.
    Basterebbe legalizzare stevia, che non fa male(cancerogena) come dice un unico studio(buffoni) anzi è l’opposto. Ma le lobby perderebbero troppi soldi.
    Peccato che in tutta l’asia viene usata, la usano anche in america come additivo.
    Mentre noi ci sorbiamo le scelte peggiori per mantenere lo status quo.
    Quando (se mai succederà) legalizzeranno stevia lo zucchero non avrà più senso, e a quel punto avrà senso utilizzare lo zucchero per produrre energia.
    Ora avrebbe solo il senso di farne inflazionare il prezzo.

  4. Stefano

    Secondo me, non è necessario tirare in ballo alcuna lobby.
    La FAO dice che oggi si usano campi sterminati fertili per usare colture dedicate.
    Con questo si ottiene una quantità esigua di carburante.
    Se decidessimo di spostare il tutto su zone aride o su prodotti di scarto avremmo una diminuzione di resa per ettaro o in percentuale di raccolto.
    In entrambi i casi rimarrebbero vivi i costi di semina, raccolta, irrigazione e trasformazione del prodotto che sarebbero ammortizzati da una quantità inferiore di prodotto finito. Quindi il combustibile risultante sarebbe ancor meno competitivo di oggi, in confronto al petrolio.
    Il petrolio ha un prezzo in continua crescita, ma confrontato con le energie alternative è ancora dannatamente competitivo. Sicuramente per l’autotrazione, dove il combustibile deve avere caratteristiche ben precise per essere usato, non basta che “bruci”.
    E tale rimmarrà finchè le scorte non saranno al limite dell’esaurimento. Semplicemente perchè il petrolo è composto al 100% da carburante (raffinazione a parte) mentre qualsiasi altra sostanza naturale ha da essere trasformata per essere usata allo stesso modo quindi ha una resa, rispetto alla quantità di materiale greggio, inferiore.
    Infine se postessimo utilizzare delle zone aride per farci crescere qualcosa, penso che sarebbe più opportuno sfruttarle per coltivazioni commestibili, in quanto è meglio sfamare le persone piuttosto che i motori.

  5. boblibero

    giusto per quanto riguarda gli scarti ma con solo quelli si va poco in la.
    Il punto non è risparmiare energia, che va sempre bene, ma produrne di più nel modo più ecosostenibile e ad oggi le energie più ecosostenibili sono per l’appunto quelle un po’ più datate: idroelettrica, virtualmente la più pura poiché con poca manutenzione, e la termonucleare.
    Per il resto si tratta solo di risparmiare delle briciole, mentre invece comunque il pianete ha sempre più sete di energia, sbagliato o giusto che sia; il primo che vuol rinunciare a qualcosa di energeticamente importante alzi la mano.
    Ogni anno aumenta la qualità della vita esclusivamente aumentando i consumi : chi non ha voglia nei paesi caldi di montarsi un bel condizionatore : facciamolo rispirmoso ma appena montato a parte l’inquinamento per produrlo poi introduce un consumo che per bene che vada è di 1500 W/h per un piccolo appartamento.
    Compriamo un monitor LCD : bene come mnimo rispetto al nostro televisore attuale 28″ consumiamo il 50 % in più, se si vuole manetnere la stessa altezza della immagine altrimenti il consumo può facilmente raddoppiare o se al plasma triplicare. Come la mettiamo?
    E poi spengiamo le spie dei televisori ma poi compriamo 3 cellulari in famiglia con tre caricabatterie da usarsi cer i nuovi cellulari ogni 3 giorni per 5 ore ovvero un caricabatteria per 5 ore al giorno.
    Poi c’è l’MP£ epoi epoi epoi….
    Questo è il problema ; va bene risparmiare di qua e di la ma alla fine dobiamo produrre di più altro che storie.
    Anche il fotovoltaico e tutta una presa di giro visto che di gran lunga meglio sarebbe indirizzarsi verso la produzione di acqua calda sanitaria dove i rendimenti non sono quella ciofeca che si ha ne fotovoltaico ma ben superiori forse anche più del doppio. Inoltre il fotovoltaico opera per alcune ore diurne mentre l’energia va prodotta in continuo e sempre di puù si sta spostando dalla impresa piccola e media cha la vora solo di giorno al domestico e commerciale quindi in ore notturne o semi noturne. Un bel dilemma.
    Ecco erché bisogna favorire la ricerca a spron battuto sul nucleare e sull’uso dell’idrogeno, altro che storie.
    Boblibero

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