E’ appena arrivato il Googlefonino, ma ora iniziano i problemi: c’è una falla!

Gadget e Hi-Tech, Web e Business     Autore: Ivan Schinella Aggiungi un commento

Da circa una settimana il sistema operativo per telefoni cellulari Google Android ha fatto la sua comparsa sul mercato. Anche se non ha incontrato quell’isteria di massa che aveva caratterizzato il lancio di iPhone, il T-Mobile G1, primo modello a fare uso di Android, ha registrato discreti consensi. Quella che però era passata solo come rumore di fondo già al momento della commercializzazione, è una notizia che si sta diffondendo ora a macchia d’olio creando allarmismi nei neopossessori di questi telefonini: il browser di Android è vulnerabile, c’è un bug.

Per colpa della falla scoperta e subito divulgata dal ben noto Charlie Miller, un ricercatore indipendente che già aveva messo a nudo la vulnerabilità della sicurezza del MacBook Air (vincendo il relativo concorso messo su proprio per questo scopo), pare che sarebbe possibile eseguire del codice malevolo da remoto direttamente sul cellulare degli utenti, basterebbe solo che l’utente visitasse certi siti contenenti il software incriminato.

Google non ha preso molto bene la notizia, che pur aveva minimizzato nei giorni scorsi, dato che aveva chiesto privatamente a Miller di non divulgarla prima che fosse uscita una patch a riguardo. Ma a quanto pare Miller ha preferito rivelare pubblicamente la scoperta, non rispettando le richieste di BigG, anche se non ha detto nulla sui dettagli dell’exploit in attesa che vi si ponga rimedio. La colpa però rimane, infatti è vero che come ha detto ufficialmente Google, la struttura di Android è stata pensata a compartimenti stagni, in modo che una falla non si riesca ad espandere all’intero sistema, ma è anche vero che il SO è composto da più di 80 componenti open source dei quali quello incriminato non aggiornato all’ultima versione, immune da questa falla della sicurezza.

Sebbene il sistema a sandbox riesca a proteggere Android da eventuali attacchi provenienti dall’esterno, questo può solo in parte rassicurare l’utente sulla sicurezza della propria privacy, infatti sarebbe ancora possibile installare keylogger o software malevoli per intercettare i dati provenienti dal telefonino infettato e comunicarli al malintenzionato di turno. Google promette comunque di risolvere il problema in breve tempo, grazie anche allo stesso Miller che sta collaborando attivamente con i tecnici di Mountain View. La release open source di Android è già stata corretta, ora tocca alle versioni già in commercio sui primi Googlefonini.

Il problema non è poi così grave ma ha comunque messo un’ombra di dubbio sull’avanzamento e sulla maturità di Android, che già si era ben imposto sul mercato. A quanto pare non è così invulnerabile e esente da difetti come si credeva in un primo momento, segno che di lavoro da fare ancora ce ne è molto. Google intanto incassa ma non si da per vinta: Android è ancora giovane, qualche bug è normale che venga trovato, ma questo non basterà a fermare l’avanzata del colosso BigG che ha ancora molte frecce al suo arco per conquistare il mercato.

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