Le console? Saranno morte entro dieci anni

Videogame e Console     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

“Le console saranno morte nei prossimi cinque, massimo dieci anni”.
Parola di Sandy Duncan, ex Vice Presidente XboX Europa, per quindici anni in Microsoft.

Sandy Duncan comunque non è l’unico a pensarla così: già a ottobre del 2007, Gerhard Florin, Executive Vice President and General Manager International Publishing di Electronic Arts aveva grossomodo espresso la stessa idea, con solo una lieve differenza nella valutazione temporale: quindici anni.

L’argomento è sostanzialmente il seguente: gli sviluppatori vogliono una sola piattaforma standard aperta e on line. Questo faciliterebbe di molto il lavoro di sviluppo rispetto all’attualità, eliminando di fatto i problemi, spesso enormi, di porting cross platform tra PC, Xbox 360, PS3 o Wii, a causa dell’incompatibilità tra architetture profondamente diverse. Si tratta appunto solo di attendere che i tempi e le tecnologie internet siano mature.

La considerazione di Florin è basata sul fatto che, entro i prossimi quindici anni, gli attuali set top box saranno abbastanza potenti per effettuare streaming di videogiochi on line, rendendo di fatto inutile per l’utente finale l’acquisto di una console dedicata al gioco. Del resto secondo Florin, all’utente finale non interessa su che piattaforma stia giocando e attualmente il successo dell’una o dell’altra dipende più che altro dal parco titoli disponibile.
Con un approccio del genere i titoli sarebbero finalmente universali, in quanto sviluppati in maniera indipendente e quindi accessibili a tutti, senza necessità di dover scegliere tra questa o quell’altra console.

La posizione di Duncan, attualmente dipendente di YoYo Games, un’azienda di giochi web appunto, è leggermente differente, ma comunque convergente. Duncan non pensa ai set top box in particolare, ma sostene semplicemente che nei prossimi cinque-dieci anni i giochi saranno “virtualizzati”, trasformandosi in servizi web erogati dai provider.

L’idea di fondo quindi è la stessa: convergenza di sviluppo, spostamento su internet e conseguente inutilità di piattaforme dedicate.

La prospettiva sembra indubbiamente interessante e i vantaggi assolutamente maggiori degli svantaggi: se infatti la tecnologia da qui a cinque, dieci o quindici anni ci sarà veramente, pensiamo che i timori, palesati da alcuni commentatori, secondo cui gli utenti vorranno sempre scelta e qualità e che entrambe si conciliano male con il web e le connessioni, siano del tutto infondati.
In effetti anzi tale migrazione dei giochi sul web non farebbe che rispecchiare un trend già all’opera negli ultimi anni in tanti altri settori, come ad esempio la disponibilità on line di suite di strumenti da ufficio, o i vari servizi on line messi a disposizione un po da tutti, per finire con la futura (ma non troppo remota) disponibilità di interi Sistemi Operativi on line, per non parlare degli sviluppi legati a telefonia e televisione, per cui ci sembra del tutto naturale che, in futuro, i servizi saranno sempre più virtualizzati e la potenza di calcolo si sposti progressivamente sui server, trasformando gli attuali PC in terminali di fruizione dei vari servizi.

Fonti: Engadget 1 e Engadget 2

di Alessandro Crea

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