La diffamazione online: il penale corre sulla rete

Gadget e Hi-Tech     Autore: Luigi Mango Aggiungi un commento

E’ di pochi giorni fa la notizia che l’amministratore di un blog amatoriale (non è il primo) e stato denunciato per diffamazione per aver riportato una notizia rivelatasi poi falsa.

Ciò che ha colpito l’opinione pubblica è che il blog in questione non fosse una testata giornalistica, ma un sito amatoriale, che riportava una notizia e il link della fonte della notizia incriminata.

Giusto? Sbagliato? lo deciderà il Giudice e sarà interessante capire le motivazioni della sentenza, qualunque essa sia. In qualunque caso farà da giurisprudenza per casi analoghi, anche se almeno una sentenza già esiste (fonte)

Cos’è il reato di diffamazione?

La diffamazione, in diritto penale, è il delitto previsto dall’art. 595 del Codice Penale secondo cui:

Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1032.

Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2065.

Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore ad euro 516. (Wikipedia).

Personalmente, sono sul web dal 1999, prima come utente e poi come Amministratore di forum (dal 2001) e di casi dubbi ne ho visti molti, sia sul nostro che su altri forum.

Ciò di cui spesso non ci si rende conto è che offendere una persona sul personale, deriderlo, insinuare il dubbio sulla sua moralità o sul suo operato è davvero semplice da fare. Siamo nascosti da un nickname, la connessione ha spesso un ip dinamico o, meglio, scriviamo da dietro proxy….ci sentiamo invulnerabili.

Non è cosi.

Esistono i file log, da cui è possibile risalire a quale ip, in quel determinato momento, era collegato al forum. Una volta avviata la denuncia per diffamazione verso l’utente reo, il PM richiede il file log e da li si risale al pc da cui è partita la diffamazione.

I più furbi penseranno che basta andare in un internet point per avere l’assoluta certezza di non essere identificati, ma da agosto 2005, gli internet point sono soggetti alla normativa antiterrorismo (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale N. 190 del 17 Agosto 2005), in base alla quale ogni cliente che accede ad internet in un internet cafè deve essere censito dal titolare del locale il quale ha anche l’obbligo di usare un software che tenga traccia dei siti visitati dai clienti (fonte).

La persona offesa, visto che difficilmente verrà fatto il nome e cognome, deve essere identificabile, cioè leggendo il post offensivo, si deve essere in grado di capire a chi è rivolto il messaggio.

La libertà di opinione è quindi in pericolo? Secondo me no, se prendiamo solo in considerazione la diffamazione a mezzo forum (tralascio il discorso blog citato in apertura), non vi sono pericoli nell’esprimere il proprio parere su un prodotto, su un articolo ecc anche se negativo. Ma se questo diventa lesivo per la persona o per l’immagine dell’azienda, allora potrebbe configurarsi il reato oggetto di questo articolo.

Cosa rischia il moderatore o l’amministratore del forum?

A quanto pare vi sono diverse scuole di opinione, le ultime tendenze indicherebbero la colpa, la negligenza per non aver vigilato e/o rimosso in tempi rapidi il messaggio diffamatorio appena ne sono venuti a conoscenza.

Per esperienza personale, in cui il sottoscritto fu pesantemente diffamato su un altro forum, il messaggio incriminato fu tolto solo dopo 24 ore e dopo che molti utenti risposero e quotarono (quote) il post, prova questa che il reato si era consumato in presenza di testimoni.

Ciò che occorre, e per quanto ci riguarda cerchiamo di perseguire da sempre, è l’educazione, il rispetto da parte dell’utente del prossimo, cosa che noi per primi ci sforziamo di fare.

Detto questo, vi riporto un bell’articolo dell’Avv. Giuseppe Croari, pubblicato a questo indirizzo e a cui mi sono ispirato per proporre questo spinoso argomento.

Luigi Mango

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