Monitor LCD FAQ – Caratteristiche

Guide     Autore: Ivan Schinella Aggiungi un commento

- Che differenza c’è tra tempo di risposta BtB e GtG?

Il classico tempo di risposta btb (Black to black = nero-bianco-nero, misura il tempo che il pixel impiega nel passaggio da nero a bianco (tempo di “rise”) e ancora a nero (tempo di “fall”). Quindi il tempo finale sarà la somma dei tempi rise e fall, come definito dallo standard ISO 13406-2.

Il tempo GtG, quindi da grigio a grigio, rappresenta invece un valore calcolato come media tra il passaggio da una sfumatura di grigio ad un’altra. Questo metodo non viene però definito da alcuno standard, quindi I produttori sono liberi di effettuare la misurazione come ritengono sia più vantaggioso.

La differenza tra i due è che il primo, è indice di una misura ideale e praticamente mai riscontrabile nella pratica dell’utilizzo quotidiano. Il secondo sarebbe più realistico ma manca di uno standard definito, quindi anche qui i risultati possono essere distanti dalla realtà dei fatti. In generale possiamo comunque dire che minori tempi di risposta GtG possono essere considerati indice di prestazioni migliori in termini di tempo di risposta del pannello.

E’ importante considerare anche il tipo di tecnologia del pannello adottata. Ad esempio, a parità di tempo di risposta, un IPS mostrerà meno scie di un PVA o MVA. Quindi il discorso sui tempi di risposta è in genere molto complesso, la miglior soluzione rimane sempre quella di provare il monitor prima dell’acquisto, in modo da assicurarsi che abbia le caratteristiche da noi ricercate.

- Quando vedo un film si vedono degli aloni luminosi in alto e in basso, è normale?

Si, quando viene visualizzata un’immagine molto scura o ad esempio un film in cui sono presenti le classiche bande nere sopra e sotto, è facile notare degli aloni chiari, specie se ci troviamo in ambienti poco illuminati.

Questo non è un difetto del monitor, ma una caratteristica di tutti gli LCD: quelle macchie luminose sono in realtà dovute dalle lampade di retroilluminazione.

Purtroppo in questo tipo di monitor è risaputo che l’ottenere un nero profondo è un po’ una chimera per la maggior parte dei modelli, questo perché non si possono spegnere le lampade per ottenerlo come si farebbe su un plasma, quindi essendo comunque illuminato, non sarà mai un “nero” veramente nero. Ad aggiungersi a questo inconveniente, ci si mette il fatto che il pannello in sé è in realtà semitrasparente, per far si che la luce che proviene da dietro raggiunga l’utente di fronte al monitor.

In pratica, visualizzando una schermata prevalentemente scura o nera, in ambiente buio, si vedranno degli aloni luminosi in corrispondenza delle lampade retrostanti.

Anche se in alcuni modelli questo fenomeno è quasi impercettibile, nella maggior parte dei monitor rimane una caratteristica piuttosto comune. Se siete in presenza di questo inconveniente, si può comunque porvi rimedio, almeno in parte, utilizzando il monitor in un ambiente più illuminato, dato che il fenomeno “dovrebbe” presentarsi solo in condizioni di scarsa luminosità ambientale.

- Perchè le immagini sul mio monitor risultano sfocate o distorte?

Gli LCD sono fatti per lavorare ad una risoluzione ben precisa, scelta in base alle dimensioni del pannello. Se viene impostata una risoluzione differente da quella indicata dal produttore, ci si troverà con delle immagini leggermente sfocate, dato che verranno “allargate” per interpolazione. La qualità dell’immagine interpolata cambia da un monitor all’altro, alcuni hanno capacità di scaling piuttosto buone, altri meno. E’ sempre consigliabile comunque, mantenere quanto più possibile la risoluzione nativa del proprio pannello per evitare perdite di qualità.

Stesso discorso per le immagini distorte, qui probabilmente si sta tentando di usare una risoluzione con rapporto d’aspetto differente da quello del monitor, ad esempio 4:3 su un monitor con 16:10 nativa. In questo caso si può ovviare al problema impostando un mapping 1:1, cioè mostrando l’immagine nella sua risoluzione originale, aggiungendo delle bande nere ai margini per raggiungere quella impostata sul monitor. Questo perché un immagine di formato differente, adattata per una visione a schermo intero, verrà ovviamente dilatata verticalmente e orizzontalmente fino a raggiungere le dimensioni richieste. Non essendo queste due dilatazioni per forza proporzionali, l’immagine verrà allargata magari più in larghezza che in altezza, provocando una deformazione.

Anche qui, più si userà la risoluzione nativa tanto migliori saranno le prestazioni qualitative, al massimo, per evitare deformazioni, sarà consigliabile usare un rapporto d’aspetto di 1:1.

Per ulteriori approfondimenti: Interpolazione e Risoluzioni e sigle

- Ho da poco comprato un monitor LCD e la luminosità è fortissima, posso abbassarla?

Assolutamente no, la luminosità in genere “deve” essere abbassata nella maggior parte degli LCD. Solitamente infatti il valore di default è troppo alto per la visione ottimale in una normale casa, specie la sera.

Alti valori di luminosità sono utili per assicurare che il pannello possa essere utilizzato anche in casi di forte luce ambientale ma, per l’utilizzo casalingo comune, in genere le impostazioni massime sono esageratamente alte, meglio quindi abbassarle tramite i controlli presenti sul monitor.

- Ho da poco comprato un monitor LCD e i colori non sono un gran che, si possono migliorare in qualche modo?

Qui il discorso è un po’ complicato. La resa cromatica dipende molto dal tipo di pannello ed è relativa ad ogni modello. Quindi avremo monitor con eccellenti doti cromatiche, altri meno.

Tralasciando il discorso relativo alle differenze tra le varie tecnologie dei pannelli, per il quale vi rimando qui (guida alla scelta di un monitor – seconda parte – i tipi di pannello), passiamo direttamente al come migliorare la qualità dei colori sul nostro monitor.

Precisiamo innanzitutto che un monitor con una resa cromatica scarsa non potrà mai, in alcun modo, eguagliare un modello pensato per l’uso grafico professionale. I colori sono migliorabili si, ma nei limiti di quello che può permettere il nostro monitor.

Per variare le impostazioni dei colori useremo i comandi dell’OSD, aiutandoci con un programma di calibrazione software come Nokia Monitor Test o Eizo Monitor Test, ma ce ne sono tanti altri. La calibrazione (portare le impostazioni verso uno standard noto) via software sarà ovviamente fatta ad occhio, quindi risentirà molto della percezione soggettiva dell’utente.

Anche se questo metodo è gratuito e non presume conoscenze particolari da parte dell’utente (se non il saper modificare le impostazioni tramite i controlli del monitor), sicuramente non è la scelta migliore per chi cerca di avere la massima perfezione cromatica possibile dal proprio monitor. In questo caso è d’obbligo il ricorso ad un apparecchio apposito chiamato colorimetro in grado, tramite delle misurazioni sia della luce ambientale, che dei colori rappresentati dal pannello, di impostare la periferica secondo le nostre direttive.

Per maggiori informazioni sulla calibrazione sia tramite software che hardware vi rimando a l’omonima serie di articoli che potete trovare qui: La calibrazione; ricordanovi però che vuole essere solo una piccola guida introduttiva, non certo esaustiva sull’argomento, che è quanto mai vasto e complesso, specie se ci avventuriamo nell’ambito della grafica e della stampa professionale.

- A proposito dei colori, cos’è il dithering?

Il dithering, che può essere implementato in vari modi, è un metodo per rappresentare più colori di quanto ne sarebbe possibile sul pannello. In pratica viene costituita una palette, un insieme di colori, dal quale vengono prelevati quelli da visualizzare sullo schermo.

Prendendo ad esempio un pannello TN che usa 6 bit per canale RGB (18 bit), quindi con un totale di 262.144 colori possibili (2^6^3 = 64^3 = 262.144), avremo evidentemente un numero di colori molto più basso dei classici 16.7 milioni (o 16.2 milioni in questo caso). Per questo motivo viene in aiuto il dithering, creando nuove sfumature partendo dal totale dei colori possibili.

Si costruiscono cioè dei nuovi colori utilizzando come base quelli vicini.

Questo processo può tuttavia portare in alcuni casi a problemi di vario genere nella trama dell’immagine. I più comuni sono: l’effetto “jeans” (dove in pratica il dithering restituisce colori discostanti dai vicini, creando la classica trama a righe orizzontali e verticali nell’immagine) e l’effetto “scintille” (nelle immagini in movimento si noteranno dei brillamenti nella trama della stessa).

Il vantaggio di questa tecnica rimane però quello di poter visualizzare più colori di quelli resi disponibili dal pannello, con sicuri miglioramenti specie nelle immagini statiche.

di Federico Piccirilli

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