La calibrazione – Parte quinta – I colorimetri

Guide     Autore: Ivan Schinella Aggiungi un commento

Per fare una buona calibrazione, magari per usare il monitor per la grafica o la prestampa, sarà necessario dotarsi come minimo di un colorimetro o, se se ne ha la necessità e la possibilità, di uno spettrofotometro.

I colorimetri sono dei piccoli apparecchi che si appoggiano sulla superficie del display, a volte vengono anche chiamati spider (da non confondersi con Spyder che è un modello invece) per la loro somiglianza con un ragno. Una volta piazzati, misureranno le emissioni luminose del monitor e la luce ambientale della postazione, restituendoci una serie di valori. Dopodichè imposteremo i settaggi che ci interessano e il colorimetro ci guiderà all’implementazione sul monitor fino a raggiungere il risultato desiderato. Infine con il software di profilazione fornito a corredo, creeremo un profilo ICC con le nostre impostazioni; l’operazione andrà rieseguita almeno una volta al mese in linea generale.

Questi apparecchi a livello hardware sono quasi tutti identici, quello che cambia è il software che permette di avere più o meno impostazioni di controllo. Funzionano misurando l’incidenza del raggio di luce sulla superficie, passando per tre filtri R, G e B e trasformando i dati ricevuti in coordinate di uno standard. La differenza sostanziale con uno spettrofotometro è che quest’ultimo non misura solo una parte dello spettro visibile, ma lo esamina nella sua totalità; funziona per riflessione di un raggio normalizzato alla luce diurna sui fotodiodi del sensore, che trasformerà le lunghezze d’onda ricevute in dati eleborabili dal software.

Sul mercato c’è ampia scelta di questi tipi di calibratore, ma sicuramente sono due i modelli che si sono conquistati la più ampia fetta di mercato:

Eye One Display di X.Rite (prima era di Gretag-Macbeth)

Spyder3 di Colorvision/Datacolor

In realtà molto simili, anche nel prezzo, sono disponibili in due versioni ciascuno, a seconda delle funzionalità messe a disposizione dal software (a livello hardware sono identiche!); avremo così, dal modello minore a quello superiore: Eye One Display LT e Eye One Display 2 (da voci di corridoio pare stia per uscire la versione 3) da un lato; Spyder3 Pro e Spyder3 Elite dall’altro. Il software a corredo sarà EyeOne Match per la soluzione X.Rite o Spyder3 per l’omonima soluzione di Datacolor. Il software poi può anche essere cambiato con uno più professionale se se ne ha la necessità.

Esistono infine i calibratori per la stampa ma non ce ne occuperemo nel dettaglio, diciamo solo che si occupano di verificare e gestire l’output della catena video in un’ottica WYSIWYG (What You See Is What You Get), cioè per rendere la stampa il più possibile fedele al video.

Per avere una soluzione completa sarà quindi necesario acquistare sia un colorimetro/spettrofotometro per il monitor, sia un apparecchio analogo per la stampa, il tutto corredato da un software di profilazione. Va da sè che sarà una soluzione piuttosto costosa, assolutamente sovradimensionata per le esigenze dell’utenza domestica o amatoriale, ma in grado di dare grossi vantaggi a quella professionale.

Il consiglio che mi sento di dare a quelli di voi che vogliono avere qualcosa di più dal proprio monitor (ma non aspettatevi miracoli!), è quello di provare prima una calibrazione, seppur approssimativa, via software in modo da familiarizzare con le varie impostazioni. Poi se ne sentirete il bisogno o ne avrete la necessità, potrete sempre passare ad una soluzione più professionale acquistando un colorimetro.
Con questo concludiamo anche questa seconda guida all’universo monitor, anche se sicuramente non completa dal punto di vista tecnico, spero che vi sia stata utile, alla prossima!

PS: anche se non inerente all’argomento trattato, è bene ricordare che con un colorimetro possiamo tarare anche TV, notebook o in certi casi proiettori.

di Federico Piccirilli

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