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| Pubblicato il: 10.08.2006 | A cura di: Alessandro C. |
Conclusioni
I Monolith fanno un passo alla volta e anche se lo fanno sempre in grande stile non si sono ancora mai avvicinati al capolavoro, tuttavia migliorano costantemente.
Questo Condemned è un passo avanti rispetto a F.E.A.R. Dove F.E.A.R risultava ad esempio estremamente monotono nelle ambientazioni Condemned non lo è. Capiamoci: la critica al primo non è rivolta alle ambientazioni in sé, ma alla loro caratterizzazione. Va bene ambientare un gioco in una serie di luoghi chiusi e abbandonati, serve per la tensione e la paranoia, però se questi luoghi si riducono a una serie di uffici che, pur se in luoghi diversi della città, presentano tutti la stessa scrivania, la stessa poltrona, lo stesso tavolo, lo stesso mouse, lo stesso monitor etc.. allora questo diventa noioso. Condemned non cade nella trappola.
Pur se tutto ambientato al chiuso ogni ambiente sarà ragionevolmente differente dagli altri, anche se tutti sono edifici abbandonati, fatiscenti e pieni quasi solo di macerie e immondizia. Storia e gameplay anche segnano ulteriori miglioramenti, mentre il passo indietro (relativo) della grafica è da imputarsi esclusivamente all’origine da consolle del gioco originale. Forse solo l’IA può essere considerato un vero, seppur parziale, difetto di questo gioco.

Ciò che però non permette ancora a F.E.A.R. e Condemned di essere capolavori consiste forse proprio nel loro pregio: sono giochi pieni di inventiva e di trovate nuove, che proprio per questo difficilmente riescono ad essere sviluppate in maniera coerente e sostanziosa (vedi appunto l’esempio dell’investigazione), non ci sono forse né le tecnologie adatte nè, forse ma bisogna dirlo, le capacità da parte del team di sviluppo di sostenere fino in fondo con forza e capacità di stupire quelle che altrimenti restano solo intuizioni e spunti, notevoli, ma non sfruttati fino in fondo.