|
||
| Pubblicato il: 02.04.2010 | A cura di: Alessandro Crea |
La storia dell’informatica, si sa, è punteggiata da continui cambi di interfacce, sia per quanto riguarda i componenti interni del PC che per quanto riguarda le porte di I/O per le periferiche esterne. Solitamente ad ogni nuovo cambio corrisponde un aumento delle prestazioni ma di standardizzazione, purtroppo, finora se ne sono viste davvero poche, soprattutto per quel che riguarda le porte I/O, visto che, purtroppo, ogni volta gli interessi economici e i conflitti commerciali tra le grandi aziende a supporto di questa o quell’interfaccia hanno avuto il sopravvento su una vera standardizzazione del mercato. Ciascuna interfaccia infatti ha pregi e difetti, ma anzitutto nessuna è davvero universale, ossia capace di connettere i più disparati dispositivi, si veda ad esempio l’eSATA, e mentre l’IEEE1394 o FireWire di fatto è rimasta relegata alla nicchia di mercato di Apple, USB è, di fatto, l’unico standard esistente per il mondo PC, seppure appunto non in grado di interfacciare tutto, ad esempio le reti Ethernet. In realtà ultimamente il solito consorzio di produttori sta lavorando a una nuova, ennesima interfaccia, che dovrebbe questa volta divenire davvero uno standard, condiviso da tutti, unico e capace di collegare qualsiasi tipo di dispositivo al PC, ma la sua realizzazione è ancora lontana, per cui, sulla breve distanza non rimaneva che concentrarsi sull’evoluzione dell’USB.

Quest’ultimo, acronimo del termine Universal Serial Bus, è in circolazione da ormai circa 14 anni, un’era geologica in campo informatico, dove circa ogni sei mesi c’è un’evoluzione più o meno significativa dei componenti principali.
Le prime specifiche, USB 1.0 e poi 1.1, prevedevano una velocità di trasferimento dati teorica prima di soli 1,5 Mb/s (187,5 KB/s) e poi di 12 MBit al secondo, ossia circa 1,5 MB/s, una velocità ridicola, insufficiente anche per il trasferimento dati degli HDD dell’epoca e così, per anni, USB servì principalmente a sostituire le vecchie porte PS/2 per mouse e tastiera e per collegare qualche periferica minore e poco altro. Ecco dunque quattro anni dopo, circa nel 2001, nascere l’USB 2.0 che portava la velocità di trasferimento dati a 480 MBit al secondo, ossia circa 60 MB/s, una velocità soddisfacente anche per collegare un HDD esterno, che proprio in quegli anni iniziò a diffondersi massicciamente.
9 anni senza evoluzioni però significano la morte tecnologica per un’interfaccia, perché non in grado di mantenere il passo dell’evoluzione del resto dei componenti. USB 2.0 quindi era ormai un collo di bottiglia, tant’è che molte unità esterne hanno adottato la più performante eSATA. Sempre in ossequio alla competizione e quindi alla mancanza di una standardizzazione vera ecco quindi che il consorzio dietro a USB si decise, nel 2007, a rilasciare nuove specifiche, ma si è dovuto attendere ben 3 anni ancora da quella prima presentazione all’IDF prima di veder comparire sul mercato le prime schede madri e soprattutto le prime periferiche dotate di tali interfacce. Oltretutto, Intel, che pure fa parte del consorzio, ancora non ha sviluppato un chipset che supporti nativamente tale standard, cosa che rallenta ulteriormente la diffusione di USB 3.0 e rende necessaria l’adozione, per il momento, di schede discrete PCI Express che montano il chip di controllo, attualmente prodotto da NEC, se non si ha una scheda madre di nuovissima generazione, comunque anch’essa dotata del chip NEC. In ogni caso il nuovo protocollo prevede un salto prestazionale gigantesco: si passa infatti dai 480 MBit al secondo a ben 4,8 Gigabit al secondo, ossia circa 600 MB/S reali che, tenendo conto dei limiti della logica di gestione e di fenomeni tecnici come il protocol overhead potrebbe essere più realisticamente vicina a circa 400 MB/s, una velocità comunque elevatissima e attualmente non in grado di essere saturata nemmeno dalle più veloci periferiche esistenti, compresi i nuovi dischi SSD.