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| Pubblicato il: 24.06.2009 | A cura di: Alessandro Crea |
Molto è cambiato negli ultimi anni per quanto riguarda il mondo dell’audio su PC. Fino a pochi anni fa infatti la maggior parte dei prodotti mirava unicamente al settore del gaming, proponendo modelli sicuramente validi per quanto riguarda il supporto ai formati audio usati in quell’ambito, come ad esempio EAX, e con una dotazione, sia componentistica che di uscite, pensata appositamente per sistemi economici o comunque non certo destinati ad ascolti audiofili. Si trovavano così line out per sistemi multicanale fino al 7.1, tutti basati sull’uso di minijack e in generale una filosofia di progettazione e realizzazione che puntava soprattutto alla corretta riproduzione degli effetti ambientali tridimensionali. Certo le schede audio destinate a un pubblico più professionale sono sempre esistite, ma si trattava per la grandissima parte di prodotti indirizzati più a comporre musica che ad ascoltarla, per lo più esterni, ingombranti e molto costosi.
In un secondo tempo il diffondersi sempre più deciso di sistemi HTPC destinati alla visione di film ha portato ai primi cambiamenti, con l’emergere di schede più curate per scelta componentistica e realizzativa, col supporto a altri standard multimediali, quali Dolby o DTS, e connessioni di tipo più professionale.
Tuttavia è solo con l’affermarsi, soprattutto oltre oceano, della tendenza a sostituire il PC ai più classici impianti HiFi, che il mercato delle schede audio riprende nuova linfa. I motivi tecnici per fare una scelta di questo tipo sono vari e tutti molto validi e sarebbe lungo elencarli e discuterli qui, per quello che concerne il nostro argomento del giorno comunque, ciò ha portato a tutto un nuovo fiorire di schede audio che per realizzazione e componentistica usata non sfigurano al fianco dei migliori lettori CD, DAC esterni o preamplificatori, peraltro costando solitamente una frazione dei più blasonati "parenti".

Tutti questi prodotti però sono accomunati dalla presenza, negli stadi dedicati all’amplificazione, degli stessi componenti, vale a dire di piccoli chip integrati, meglio conosciuti come OpAmp o Operational Amplifiers, ovvero amplificatori operazionali. Per la verità si tratta di oggetti molto diffusi, non solo per quanto riguarda i dispositivi destinati al PC, ma anche in insospettabili, e a volte anche molto costosi, componenti HiFi. Gli Operazionali possono essere infatti facilmente individuati all’interno di lettori CD, preamplificatori, finali di potenza e anche amplificatori integrati, sempre col compito di amplificare il segnale acustico in entrata o in uscita. Il problema principale è che, nonostante essi siano sicuramente mediamente ben suonanti, non sono nati espressamente per riprodurre musica e sono usati, soprattutto nell’ambiente dell’alta fedeltà attuale, soprattutto per abbattere i costi di produzione, migliorando così di molto i margini di guadagno dei produttori, che non devono più pagare ingegneri elettronici e del suono per progettare e sviluppare appositi stadi di amplificazione: basta un chip dal costo di poche decine di centesimi per ottenere un risultato comunque buono, lasciando invariato al tempo stesso il costo del prodotto per l’utente finale, con un’impennata dei ricavi utili che è facile immaginare.
Ma quanto bene suonano davvero questi chip? Sono davvero equivalenti a soluzioni più classiche? Per tentare di rispondere a queste domande oggi vi proponiamo una comparativa un po’ particolare, ma di sicuro interesse per chiunque abbia una scheda audio che usa come sorgente/pre amplificazione nel proprio impianto, ma anche per tutti coloro che abbiano un qualsiasi normale dispositivo HiFi. Confronteremo infatti alcuni tra i migliori amplificatori realizzati con chip integrati con i migliori prodotti che il mercato offra in questo settore, basati invece sull’uso di componenti discreti, come transistor e resistenze montate su un PCB. Vediamo quindi come andrà a finire.