|
||
| Pubblicato il: 07.02.2011 | A cura di: Marco Vinciullo |
Clicca sull’immagine per ingrandirla
Dopo aver descritto accuratamente il waterblock esternamente si passa alla struttura interna e per fare ciò è sufficiente rimuovere le 4 viti presenti sulla base. Questa semplice procedura è utile anche in fase di manutenzione.
Clicca sull’immagine per ingrandirla
Clicca sull’immagine per ingrandirla
Clicca sull’immagine per ingrandirla
Clicca sull’immagine per ingrandirla
Clicca sull’immagine per ingrandirla
La struttura interna del top è costituita da due semplici canali paralleli in corrispondenza delle sedi per i raccordi, configurabili liberamente come ingresso ed uscita liquido. Sempre sul top è presente l’O ring di tenuta e la sede per ospitarlo. La base internamente è realizzata seguendo la tecnica delle microalettature. Questo tipo di soluzione tecnica e quella a micropin vengono adottate oggi da quasi tutti i produttori di waterblock, per il semplice motivo che allo stato attuale garantiscono il massimo rendimento nello scambio termico. A conferma di ciò abbiamo visto in questi ultimi anni un certo livellamento delle prestazioni tra i vari prodotti concorrenti, o almeno così è stato per i più blasonati del settore. La sfida al risultato migliore spesso si gioca sull’ordine del grado e solo l’estrema cura nella progettazione delle quote interne e di ogni piccolo dettaglio può dare questo esiguo vantaggio.
Il funzionamento della struttura è piuttosto semplice quanto, come detto, funzionale; il liquido in entrata, da uno dei due canali del top, sarà indirizzato sull’estremità corrispondente delle microalette presenti sulla base. A questo punto il liquido in circolo immettendosi in una camera estremamente ridotta come volume, subirà una compressione che genererà una naturale accelerazione verso l’uscita sul lato opposto, favorendo il miglior contatto con le microalette e creando i giusti presupposti per il rendimento termico di queste ultime.