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| Pubblicato il: 23.07.2008 | A cura di: Toni Paxia |
Negli ultimi tempi le esigenze di dissipazione degli impianti a liquido sono aumentate a dismisura. Le schede video di ultima generazione, accompagnate da processori sempre più potenti, stanno cominciando a mandare in crisi anche gli impianti più sofisticati.
Se da un lato l’evoluzione dei waterblock ha permesso di ottenere grandi prestazioni, migliorando continuamente il rendimento di questi componenti hardware, dall’altro, nel corso di questi ultimi anni, la diffusione del liquid cooling si è indirizzata verso una ricerca della silenziosità operativa, che ne ha in qualche modo condizionato spesso le prestazioni complessive.
Quando ciò avviene, quasi sempre la causa è da imputare ad una non corretta scelta di certi elementi dell’impianto, come ad esempio il radiatore o le ventole di raffreddamento.
Nel test di oggi andremo ad esaminare il funzionamento di alcuni tra i radiatori più diffusi in Italia e avremo modo di valutarne le prestazioni in condizioni di carico molto elevato, tipicamente l’equivalente di un computer di fascia alta con un impianto SLI di ultima generazione.
Per evitare errori clamorosi nella misurazione delle temperature e per assicurare un carico sempre costante al radiatore, abbiamo deciso di utilizzare uno scambiatore di calore alimentato da due candele corazzate da 200 W ciascuna, per un totale di 400 W reali scaricati in acqua.

Il dispositivo, una volta realizzato, è stato inserito in un circuito alimentato da una pompa Laing 500 a 12 V, in modo da assicurare una portata elevata e un adeguato flusso di acqua nei radiatori sotto esame.