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| Pubblicato il: 26.06.2005 | A cura di: Darlington |
Inizialmente avevo una radiosveglia come tutti, col display luminoso, identica insomma al 95% delle radiosveglie in commercio.
Tale radiosveglia presentava essenzialmente due problemi: la radio che con gli anni aveva perso selettività, e quindi molto spesso l’oscillatore interno si spostava e si producevano fruscii o altre interferenze poco simpatiche nell’ascolto, e la pila di backup, abbinata inanzitutto a un sistema di scarsa precisione (l’orologio perdeva anche 5 minuti in una interruzione di corrente di 10) e che poi non permetteva alla radio di suonare in caso di mancanza di energia elettrica, in quanto la radio era alimentata a 12V e la pila era da 9V.
Volendo cambiarla mi sono guardato un pò in giro e ho trovato in una nota catena di supermercati quella in foto, una radiosveglia da viaggio con caratteristiche tecniche di tutto rispetto (radioricevitore digitale universale con 5 bande di frequenza, fusi orari, display retroilluminato, ben 160 stazioni radio memorizzabili, doppio allarme e altre amenità) a un prezzo contenuto. Che fare? L’ho portata a casa
Proprio perchè è da viaggio, la sua alimentazione primaria è a batterie, 4 stilo. I progettisti però hanno inserito anche la possibilità di alimentarla con un alimentatore esterno da 6V, cosa che ho iniziato a fare da subito. E’ andato tutto bene fino a quando... l’ENEL non ha deciso che era ora di fare degli [u]urgentissimi[/u] lavori di manutenzione sul cablaggio della mia via. Ed ecco sorgere un difettino della radiosveglia: se la si lascia per più di 30 secondi senza alimentazione elettrica, viene perso tutto: settaggi di orario, sveglia, memorie delle stazioni, e compagnia bella. Inutile dire che se avete puntato la sveglia alle 8.30 per dire, e alle 8.00 levano la corrente, la sveglia non suonerà mai, perchè anche se ridanno la corrente "non avrà più memoria".
La prima soluzione all’annoso problema? Alimentarla a pile? Col terrore di trovarsi le pile scariche di prima mattina? No, no, ci voleva qualcosa di radicale.
Pensa che ti ripensa, ecco arrivata la soluzione: un gruppo di continuità!
Vale a dire quegli apparecchi che, di solito collegati a pc, mantengono l’alimentazione anche in assenza di corrente. Solo che nel mio caso, doveva essere molto più compatto e soprattutto con out di circa 6V in continua. Quindi, si va alla progettazione!
I componenti del circuito sono, nell’ordine:
Nonchè ovviamente un pacco batterie che, nel mio caso è realizzato da cinque celle NiCd da 1,2V 300mAh 2/3AA messe in serie per avere i sospirati 6V. Ho scelto celle da 300mAh per le loro dimensioni ridotte e perchè la radiosveglia dichiara 300mA di assorbimento nelle condizioni peggiori (volume al massimo). Vale a dire che nelle condizioni più sfavorevoli (che non si verificheranno mai) avrò circa un’ora di autonomia, nelle condizioni reali invece molto ma molto più tempo.
Naturalmente siete liberi di usare le batterie che più vi aggradano, basta modificare la R4 seguendo questa formula:
Ichg=mAhbatteria/15
Vin-(1,25xNbat)/Ichg
dove Vin è la tensione in ingresso, 1,25 è il valore della singola cella carica, Nbat è il numero di celle usate e Ichg è un quindicesimo della capacità della batteria. Ovviamente Vin deve essere sempre leggermente superiore a 1,25xNbat, altrimenti le batterie non si ricaricheranno.