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| Pubblicato il: 03.08.2011 | A cura di: Settimio Martire |
Sono passati 30 anni da quando il sistema operativo MS-DOS ha fatto la sua prima apparizione sui computer di mezzo mondo. In tutto questo tempo il sistema operativo è stato più volte modificato ed adattato agli standard del momento, evolvendo nell’interfaccia grafica ma… non nel sistema di gestione dei dischi.
Trent’anni fa nessuno poteva immaginare l’evoluzione dei personal computer in tema di storage, basti pensare che già un ventennio fa parlare di Terabyte era una cosa fantascientifica, mentre adesso è quasi normale possedere un disco da 1 o 1,5 TB. Fino ad oggi però indirizzare unità disco con capacità superiore a 2.19 TB è stato lo scoglio principale da superare, ecco perché prodotti come il Seagate Barracuda XT da 3 TB segnano la svolta in questo delicato settore.

Sono stati tanti i cambiamenti che negli ultimi tempi hanno visto protagoniste le indispensabili “scatolette nere” che tutti noi possediamo nei nostri PC. La prima vera rivoluzione è arrivata con gli SSD (Solid State Drive), non dei veri e propri hard disk con parti in movimento, bensì delle memorie flash di tipo NAND collegate in serie.
Questo nuovo concetto di disco ha per così dire rivoluzionato tutto il mercato dell’elettronica di consumo, basti pensare ai prodotti espressamente progettati per smartphone e tablet, come il SanDisk i100 iSSD da poco presentato al Computex di Tapei.

Anche nelle soluzioni dedicate alle aziende l’adozione dell’interfaccia SATA da 6 Gb/s ha portato diversi benefici, il Western Digital VelociRaptor adottando una velocità di rotazione di 10.000 giri/minuto, coniugato al raddoppio del buffer di memoria e della capacità di storage, riesce ad essere più performante del 15% rispetto alla generazione precedente.
Non male considerando che l’impiego principale di questi prodotti è il mercato dei server e delle macchine ultrapotenti, dove ogni singolo punto percentuale riesce a fare la differenza. Ma questi superdischi non possono essere montati su qualsiasi tipo di computer, anche per via di alcune limitazioni intrinseche dell’architettura che sono state infatti risolte solo con le ultime versioni dei sistemi operativi.