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| Pubblicato il: 29.07.2010 | A cura di: Alessandro Crea |
Essendo ovviamente privo di parti in movimento, l’SSD può essere aperto senza alcun problema; svitando le quattro viti agli angoli, più le altre quattro che tengono internamente fissata la PCB al resto dello chassis, sarà dunque possibile andare a dare un’occhiata ai chip di memoria e all’elettronica di controllo, anche se ricordiamo che rompere il sigillo presente su un lato dell’unità fa perdere la garanzia.


I chip di memoria sono in totale 16, di cui 8 alloggiati sulla faccia inferiore del PCB e altri 8 su quella principale; ogni singolo chip ha quindi una capacità di 4 GB.
Sul lato principale, oltre agli 8 chip NAND flash, si possono notare anche i connettori SATA (di tipo 3 Gbp/s) per dati e alimentazione e il controller.

Andiamo dunque a osservare più da vicino i vari chip. Quelli di memoria sono marchiati Intel e portano la sigla 29F32G08CAMDB; si tratta di chip di tipo IMFT NAND di tipo Multi Level Cell appunto, ma di seconda generazione, prodotti con tecnologia a 34 nm. Anche il controller è cambiato rispetto alla prima generazione e, al posto dell’Indilinx, ora OCZ può vantare la presenza del famoso SandForce, serie SF-1222.
Il nuovo controller supporta la funzione Trim implementata dal sistema operativo Microsoft Windows Seven appositamente per la gestione degli SSD e si occupa di tutta la logica di funzionamento del disco mediante un sistema differente da quello degli altri controller: ci sono due sigle che raccolgono diverse tecnologie, su cui peraltro SandForce è parca di spiegazioni, chiamate DuraWrite e RAISE, che hanno lo scopo di diminuire i cicli di scrittura nei moduli, aumentando così il periodo di vita, senza possibilmente intaccare le prestazioni velocistiche del prodotto. OCZ infatti dichiara un tempo di MTBF di ben 2 milioni di ore, praticamente doppio rispetto a quello degli altri SSD e anche di molti HDD, solitamente attestati al massimo attorno agli 1.5 milioni di ore, segno che ormai questa tecnologia è matura ed affidabile.
| Capacità | 40, 50, 60, 90, 100, 120, 180, 200, 240, 400 e 480 GB |
| Componenti NAND Flash | Intel MLC NAND Flash Memory 29F32G08CAMDB, controller SandForce SF-1222TA3-SBh |
| Bandwidth | 280 MB/s in lettura e 270 MB/s in scrittura (40 GB), 285/275 MB/s (50 - 240 GB) e 250/240 MB/s (400 - 480 GB) |
| Interfaccia | SATA II 3 GB/s |
| Form factor | 2,5" |
| Durata di vita | 2 milioni di ore MTBF (Mean Time Before Failure) |
| Consumi | 2 W quando attivo, 0,5 W in idle |
| Temperatura di utilizzo | da 0° C a + 70° C |
| Health monitoring | supporto alla tecnologia SMART (Self Monitoring, Analysis and Reporting Technology) |
le tecnologie raccolte collettivamente sotto il nome di DuraWrite usano probabilmente degli algoritmi di compressione dei dati per diminuire i cicli di scrittura e cancellazione dei dati all’interno dei chip NAND, benché non nel senso che intendiamo quando ad esempio parliamo di un software di compressione; piuttosto ci troviamo difronte a un qualche tipo di deduplicazione (eliminazione dei dati ridondanti) a livello dei singoli blocchi di dati, un’operazione che il controller SandForce svolge interamente in hardware, cosa che richiede un’elevatissima capacità di calcolo. A detta di SandForce questa tecnica è assai efficace, si parla infatti di dimezzare i cicli di scrittura, ad esempio 1 GB di dati richiederà i cicli di uno da 500 MB.
In aggiunta a tali tecnologie c’è quella chiamata RAISE, acronimo che sta per Redundant Array of Independent Silicon Elements, qualcosa di molto vicino a un RAID 5, a detta della stessa SandForce; RAISE però riserva la capacità di un flash die all’interno dell’SSD per conservare le informazioni di pseudo-parità. Infatti, piuttosto che essere conservate in un unico chip, queste informazioni di ridondanza sono distribuite dinamicamente all’interno dell’intero spazio disponibile, sfruttando gli spazi liberi per conservare questi dati. RAISE sarebbe così quindi in grado di recuperare intere pagine o blocchi di dati persi o corrotti. SandForce poi accoppia RAISE a un robusto motore di correzione degli errori, considerato in grado di diminuire drammaticamente la quantità di Uncorrectable Bit Error Rate (UBER) del controller.
Infine, come avrete notato, manca un modulo di RAM che faccia da buffer: alla SandForce infatti dichiarano che l’aggiunta di moduli DRAM esterni è costoso e aumenta i consumi. E’ probabile quindi che all’interno del controller ci siano una o più cache di grandi dimensioni, cosa però che SandForce non dichiara.
Per ulteriori approfondimenti sul tema vi rimandiamo alle pagine in cui abbiamo trattato l’argomento in precedenza, qui e qui.