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| Pubblicato il: 29.12.2009 | A cura di: Riccardo Cirimelli |
Un tempo tecnologia confinata alle più costose soluzioni enterprise, ed ora alla portata di chiunque: oggi parliamo di RAID. Negli anni passati lo storage rappresentava una spesa molto elevata, sia in ambito casalingo che nell’eventuale allestimento di workstation o datacenter, se paragonata a quella attuale.
Per risolvere questo problema, nei tardi anni ’80 si pensò di utilizzare, anche nell’ambiente enterprise, componenti destinati all’utenza customer, senza però rinunciare a prestazioni e affidabilità, caratteristiche basilari dei componenti di fascia più alta.
Fu così che nella divisione Informatica dell’università di Berkeley, California, nacque la prima implementazione di RAID, in seguito codificata in un documento oggi di dominio pubblico.
Ad oggi, le tecnologie, una volta disponibili solamente in ambito enterprise, possono essere utilizzate da chiunque nel proprio PC di casa, grazie alla costante evoluzione di hardware e software, e alla spaventosa potenza elaborativa raggiunta dalle CPU di ultima generazione.
Nello specifico, il termine RAID nacque come acronimo di Redundant Array Of Inexpensive Disks, ovvero Insieme Ridondante di Dischi Economici; già dall’acronimo si capisce come queste tecniche non siano altro che una precisa risposta alla necessità espressa poco sopra, ovverosia di creare grossi archivi di dati, protetti da guasti mediante ridondanza e soprattutto economici.
Ad oggi, il significato è leggermente diverso rispetto a quello originario, in quanto nella maggior parte dei casi viene utilizzato per aumentare le performance di un sottosistema di storage, oppure per renderlo più resistente ai guasti; si è persa quindi l’economicità alla base dell’idea originaria. L’acronimo viene quindi oggi inteso come Redundant Array Of Indipendent Disks, proprio a testimoniare questo cambiamento. Le specifiche prevedono diverse implementazioni, in modo da rispondere a necessità differenti.
Nelle prossime pagine saranno presentate brevemente le tipologie più frequentemente utilizzate, insieme a dei test eseguiti utilizzando alcuni software tra i più noti.
| CPU | Intel E8400@3,60 GHz |
| Mainboard | ASUS P5Q-E |
| RAM | 2 x 2 GB Corsair XMS2 1066 MHz |
| VGA | Sapphire HD4770 512 MB GGDDR5 |
| HDD | Western Digital RE3 320 GB |
| Sistema Operativo | Microsoft Windows 7 64 bit RC1 |
Software utilizzati:
HDD Tune: utility per hard disk comprendente un benchmark. Permette inoltre la scansione superficiale per ricerca bad cluster e rileva la temperatura interna.
HDTach: software in grado di misurare la velocità di lettura sequenziale (in vari punti dell’unità), la velocità di accesso a punti casuali, la velocità dell’interfaccia e l’utilizzo della CPU dell’unità.
Crystal Disk Mark: benchmark per saggiare le prestazioni degli hard disk.
A titolo di confronto, ecco le prestazioni di un singolo disco:
Crystal Disk Mark

HDTach

HDD Tune Read

HDD Tune Write
