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| Pubblicato il: 02.09.2008 | A cura di: Luigi Mango |
Il Chief Technology Officer di Intel Corporation, Justin Rattner, ha tracciato un interessante quadro su come e in che misura la tecnologia avvicinerà uomo e macchina entro il 2050. In occasione del suo intervento all’Intel Developer Forum di San Francisco, Rattner ha infatti preannunciato grandi progressi nelle interazioni sociali, nell’universo della robotica e nell’abilità dei computer a “percepire” il mondo reale. affermando che i laboratori di ricerca Intel stanno già studiando l’interfaccia uomo-macchina, ed esaminando le future implicazioni a livello informatico, e che alcuni promettenti cambiamenti si realizzeranno molto prima del previsto.

Anche l’ultimo filo sparirà: alimentazione wireless
Immaginate di trovarvi in aeroporto o in una stanza col vostro notebook: invece di consumarne la batteria, questa si ricarica! Partendo dai principi studiati dai fisici del MIT, i ricercatori Intel stanno lavorando su un Wireless Resonant Energy Link (WREL). Rattner ha dimostrato come sia possibile accendere una lampadina da 60 watt senza usare alcun filo o presa, sfruttando una quantità di energia superiore a quella normalmente necessaria per alimentare un normale notebook.
La sorprendente innovazione di WREL è che sarà probabilmente in grado di fornire energia wireless in modo sicuro ed efficiente. La sua tecnologia si basa su alcuni risonatori saldamente accoppiati. Alla frequenza naturale del risonatore ricevente, l’energia viene perfettamente assorbita. Implementando questa tecnologia in un notebook, ad esempio, le batterie verrebbero ricaricate non appena il computer raggiunge una determinata vicinanza al risonatore trasmittente. Resta ancora molto da studiare e perfezionare a livello tecnico, ma i ricercatori di Intel sperano di trovare un modo per eliminare qualunque filo dai dispositivi mobili e implementare al più presto l’alimentazione wireless su piattaforme Intel.
Materia programmabile: computer che cambiano forma
I ricercatori Intel stanno anche studiando il modo in cui milioni di minuscoli micro-robot, chiamati catomi, possano produrre materiali capaci di cambiare forma. Qualora utilizzata per sostituire case, display e tastiera di un dispositivo informatico, tale tecnologia permetterebbe al dispositivo stesso di variare forma fisica, per adattarsi alla specifica modalità in cui lo si sta usando. Un computer portatile, ad esempio, potrebbe diventare minuscolo dentro una tasca, trasformarsi in ricevitore se adoperato come telefono cellulare, oppure farsi grande e piatto, con una tastiera per navigare in Internet o guardare un film.

Rattner non nega che questa ricerca di Intel sia particolarmente impegnativa, ma gli obiettivi prefissati vengono raggiunti in maniera promettente e continuativa. Il CTO ha presentato per la prima volta i risultati di una tecnica innovativa finalizzata a produrre minuscoli emisferi in silicio per mezzo della fotolitografia, un procedimento attualmente utilizzato per costruire i chip.
Tale metodo rappresenta uno degli elementi strutturali di base necessari per realizzare catomi funzionali: esso renderà più semplice compattare gli indispensabili componenti numerici e meccanici all’interno di un minuscolo involucro largo meno di un millimetro. La tecnica sopra descritta appare compatibile con la fabbricazione su vasta scala e offre la possibilità di produrre catomi in quantità considerevoli in un prossimo futuro.
Michael Garner, Program Manager del settore Emerging Materials Roadmap, ha poi raggiunto Rattner sul palco per discutere l’importanza della ricerca di nuove tecnologie per il silicio, mantenendo così valida la Legge di Moore nel prossimo decennio e oltre. Tra gli altri settori di ricerca, Intel sta attualmente tentando di andare oltre i transistor planari per arrivare a transistor 3D, e sta indagando su come impiegare semiconduttori composti per sostituire il silicio nel canale del transistor.
Guardando ancora più avanti, Intel sta esplorando una serie di tecnologie non basate su carica elettrica, che un giorno potrebbero rimpiazzare completamente la tecnologia CMOS.

Robot: dalle aziende alla vostra cucina
Oggigiorno i robot vengono principalmente utilizzati in ambito industriale e progettati per eseguire un singolo compito ripetutamente; nulla di più. Secondo Rattner, per arrivare a un livello di robotica “personale”, i robot dovrebbero potersi muovere e spostare oggetti in ambienti umani particolarmente disordinati e dinamici, avere cognizione dei luoghi circostanti percependo e riconoscendo il movimento del mondo fisico, nonché imparare ad adattarsi e svolgere nuove azioni. Rattner ha presentato due prototipi funzionanti di personal robot, sviluppati presso i laboratori di ricerca Intel.
Una dimostrazione riguardava il cosiddetto electric field pre-touch, implementato nella mano di un robot: si tratta di un’innovativa tecnica basata sulla modalità percettiva comune nei pesci ma non nell’uomo, per la quale sono capaci di “sentire” gli oggetti ancor prima di toccarli.
L’altra dimostrazione presentava un robot con dispositivo di manipolazione mobile autonoma e completa, in grado di riconoscere volti umani, nonché interpretare ed eseguire comandi generici quali “riordina e pulisci”: tutto questo utilizzando un’avanzatissima tecnologia di programmazione del movimento, manipolazione, percezione ed intelligenza artificiale.
Oltre ai robot che diventeranno sempre più simili all’uomo, Rattner ritiene che verranno raggiunte nuove innovazioni per rendere più efficace l’interazione uomo-macchina. Randy Breen, Chief Product Officer del settore Emotiv Systems, ha raggiunto Rattner sul palco per effettuare una dimostrazione delle cuffie EPOC di Intel. Emotiv EPOC identifica i pattern delle onde cerebrali, li elabora in tempo reale e trasmette a un videogame i pensieri consci o inconsci dell’utente, come espressioni facciali, azioni inconsce o emozioni. Un utente dotato di tali cuffie potrebbe pensare di sorridere o sollevare un oggetto, e il suo avatar nel videogame eseguirebbe tali azioni.
EPOC è al momento in grado di identificare oltre 30 diverse rilevazioni tramite i 16 sensori disposti sulle cuffie.

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