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| Pubblicato il: 04.03.2008 | A cura di: Alessandro Crea |
Siete stanchi dei soliti sistemi audio per PC, plasticosi e che suonano come lattine? Vorreste dotarvi di una DAW (Digital Audio Workstation), ma non volete investire migliaia di euro in un paio di monitor? Leggete questa recensione, ESI ha la soluzione per tutti voi: i nuovi monitor nEar 05 eXperience. Si tratta dell’evoluzione del precedente modello di monitor nEar, l’unica linea di fascia media proposta da ESI, brand europeo di Ego Systems, azienda coreana molto più nota in ambito pro per le proprie schede audio e midi.
Come suggerisce l’aggiunta del termine eXperience ma non il cambio di nome del modello, si tratta di un evoluzione ed un affinamento rispetto alla serie precedente. Vedremo quindi assieme in cosa consistono le novità e come vanno questi diffusori.
Prima bisognerà però rispondere all’ovvia domanda "perchè dovrei adottare dei monitor come speaker audio sul PC?". Se la risposta è ovvia per coloro che, come detto, vogliano approntare una DAW, essa non appare altrettanto scontata a tutti gli altri, seppure magari appassionati di musica e audiofili.
Noi pensiamo che le caratteristiche intrinseche dei monitor siano perfette per un uso home, magari in accoppiata a un PC dotato di una buona scheda audio. Anzitutto i monitor, per loro natura, sono definiti come "near field": il loro funzionamento cioè è pensato per fornire un’emissione sonora corretta in uno spazio ristretto, che abbia una distanza brevissima rispetto ai monitor stessi.
Questo punto d’ascolto "corretto", in genere chiamato "sweet spot", è facilmente ottenibile pensando alla posizione ascoltatore/coppia di monitor come ai tre vertici di un triangolo equilatero. Se quindi i monitor disteranno tra di loro un metro, l’ascoltatore dovrà essere situato al terzo vertice di un triangolo equilatero, distando quindi a sua volta un metro dai monitor, che saranno ruotati di circa 60° verso l’ascoltatore stesso.
In questo modo i monitor garantiscono, ad esempio negli studi di registrazione, un’emissione il più corretta possibile poichè, contenendo lo sweet spot in uno spazio brevissimo, si assicurano una certa indipendenza dal loro posizionamento nello spazio stesso. La loro emissione perciò sarà molto meno soggetta a problemi di posizionamento nello spazio da sonorizzare, rispetto ai normali speaker HiFi. Questo risolve ad esempio, per chi volesse ascoltare musica al PC, due problemi.
Anzitutto potrà essere relativamente tranquillo nel pensare che saranno i monitor ad adattarsi alla posizione della loro postazione PC, senza un’eccessiva perdita di qualità, invece di essere costretti, con l’adozione di un amplificatore e degli speaker passivi HiFi, a riposizionare l’intero complesso nella stanza, cercando "la mattonella" giusta, come si dice in gergo audiofilo.
Inoltre, sarà possibile ascoltare la propria musica preferita senza doversi allontanare molto dal proprio PC, essendo quindi in grado di continuare le proprie attività, cosa impossibile con dei satelliti HiFi, che hanno uno sweet spot molto più ampio e non possono essere correttamente ascoltati a meno di due o tre metri di distanza.
Attenzione però a non confondersi pensando che, siccome i monitor hanno uno sweet spot ristretto, siano poco potenti o non adatti a sonorizzare ambienti di medie dimensioni, tutt’altro. Quando ci si riferisce allo sweet spot, sia per i monitor che per i normali speaker HiFi, si fa riferimento alla porzione di spazio entro cui l’emissione sonora è la più corretta possibile. Fuori da questo spazio la musica c’è ancora tutta e a volume intatto, solo che, ad un orecchio esperto ed attento, non sarà più tonalmente e timbricamente corretta, tutto qui.
