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| Pubblicato il: 16.11.2009 | A cura di: Alessandro Crea |
Andiamo ora assieme a vedere meglio i due componenti principali, partendo proprio dall’amplificatore integrato Kama Bay Amp SDA 1100.
Il Kama Bay si presenta anzitutto molto curato, con un cabinet interamente in alluminio, caratterizzato dal frontale anodizzato nero satinato, contornato da un profilo che invece è lucido e color argento, molto bello e di sicuro effetto, e dal manopolone del volume, anch’esso interamente in alluminio nero. A differenza della prima versione SDA 1000, anche il resto del cabinet si presenta in una livrea nera, benché non satinata come il frontale. Questo molto probabilmente per ovviare al problema estetico della prima versione, in cui il resto del cabinet si presentava di un normale color grigio alluminio, cosa fastidiosa nel caso in cui si fosse optato per lasciarlo fuori invece di inserirlo nel case. Un segno dell’attenzione di Scythe verso la propria utenza.
Le dimensioni sono davvero contenute, il cabinet infatti misura esteriormente 152 x 41 x 113 mm e occupa quindi, in caso si opti per il montaggio interno, un bay standard da 5.25"; il peso totale è di 480 g. Il Kama Bay comunque non dev’essere per forza integrato nel PC, in quanto ha già tutto ciò che gli serve per essere autonomo nelle sue funzioni. Il piccolo cabinet è dunque dotato di un appoggio su tre piedini cilindrici e può essere posizionato dove meglio ci aggrada.
Sul frontale, oltre alla suddetta manopola, troviamo, da sinistra a destra, il pulsante di accensione, corredato dall’ormai immancabile LED blu di funzionamento, l’uscita di tipo minijack per le cuffie e un secondo pulsante, che serve per attivare istantaneamente la funzione Mute.

Passando sul lato posteriore troviamo anzitutto quattro bei morsetti di qualità, dorati e in grado di accettare anche cavi di potenza di 4 mm di diametro, sufficienti ad alimentare anche torri da pavimento di una certa mole. Al centro ci sono poi le due connessioni RCA per il segnale proveniente dalla sorgente, che sia la scheda audio, un lettore CD etc. e il plug di alimentazione, che però sinceramente non ci piace molto messo lì: l’alta tensione infatti dovrebbe essere sempre lontana dal segnale, per non rischiare di sporcarlo.

La parte interna però è la più interessante, non perché contenga chissà quali meraviglie, tutt’altro, ma perché ci permette di parlare meglio del cuore di questo amplificatore integrato.
In effetti, per restare al contenuto, non troviamo niente di rilevante, anzi, i condensatori sembrano piccoli e di bassa qualità, oltre che esclusivamente del tipo elettrolitico e anche i cavetti, sia di segnale che di potenza, sembrano eccessivamente sottili ed economici. Sicuramente un upgrade di tali componenti, oltre che poco costoso, apporterebbe decisi benefici al suono finale, così come fornire l’SDA 1100 di un’alimentazione più muscolosa.
Per le cuffie è presente un chip di amplificazione completamente indipendente, in classe A/B. Ma passiamo al componente più interessante, ossia il chip di amplificazione integrato in classe D Yamaha YDA138.

Prima di parlare specificamente del chip però facciamo un passo indietro e spieghiamo brevemente, a chi non dovesse saperlo, cos’è un chip in classe D.
Un amplificatore in Classe D opera, per amplificare il segnale in ingresso a un volume che possa essere riprodotto dai diffusori, in maniera digitale appunto e non analogica come, ad esempio, succede nella classe A o A/B. Il segnale analogico originale, che può essere rappresentato come un’onda sinusoidale continua, viene infatti campionato, si suddivide cioè l’onda, che è continua, facendo come tanti piccoli "prelievi" appunto, lungo l’intera onda e amplificando ciascun punto in maniera indipendente, a seconda delle sue caratteristiche. In pratica è come un’approssimazione (come tutto ciò che è digitale rispetto a ciò che è analogico e dunque continuo e non discreto), perchè la curva continua è descritta attraverso una serie di punti. E’ ovvio che più i campioni sono frequenti e i punti sono vicini tra di loro, più l’approssimazione o versione digitale dell’onda originale, sarà fedele.
Tornando dunque allo Yamaha YDA138 esso lavora a una frequenza di 500 kHz, ossia campiona il suono 500.000 volte al secondo: una frequenza molto elevata se si pensa che chip in Classe D più blasonati, come ad esempio l’UcD alla base degli Hypex o gli IcePower alla base degli Huygens, Monrio, Midgard Audio o Acoustic Reality campionano rispettivamente a 380 e 340 kHz; solo i moduli NuForce campionano anch’essi a 500 kHz. Yamaha definisce tale tecnologia Pure Pulse Direct Speaker Driver Circuit: i chip digitali normali hanno necessità di un filtro LC posto tra essi ed il carico offerto dal diffusore acustico, cosa che comporta quindi l’attraversamento, da parte del segnale, di un circuito in più. Nell’YDA138 invece Yamaha dichiara di aver inserito un circuito LC ridotto (scaled-down), consentendo così allo stesso di pilotare direttamente gli altoparlanti. Osservando comunque il diagramma a blocchi presente nel datasheet ufficiale non si nota alcun filtro LC di tipo convenzionale: la struttura interna, infatti, sembrerebbe costituita dalle classiche due parti, col primo stadio di amplificazione a guadagno variabile e il secondo a guadagno fisso (+18 dB).
Chiudiamo con una tabella riepilogativa delle caratteristiche tecniche salienti:
| Chip di amplificazione | Yamaha YDA138 |
| Potenza nominale | 10 w per canale @ 8 Ohm (10 % THD+N) |
| Massima efficienza | 88 % (8 ohm/10 W) |
| Rapporto segnale/rumore | 103 dB (10 W) |
| Separazione tra i canali | 70 dB |
| Distorsione (THD) | 0,02 % (1 kHz/8 ohm/1 W) |
| Amplificazione uscita cuffia | Classe A/B |
| Potenza max. | 50 mW × 2 (@ 32 Ohm) THD+N= 10 % |
| Distorsione (THD) | 0.01 % (32 Ohm/30 mW in uscita) |
| Rapporto segnale/rumore | 95 dB (32 Ohm/20 mW) |
| Alimentazione | DC 12 V (Molex 4 pin o adattatore AC) |
| Protezioni | extra-corrente in uscita; termica; soppressione dei rumori impulsivi; basso voltaggio in ingresso; alimentazione fluttuante; malfunzionamento del clock |
Come si vede non sono valori che fanno gridare al miracolo, ma sono comunque piuttosto buoni, in linea con molti prodotti HiFi di fascia media e bassa.
Per quanto riguarda il chip dedicato alle cuffie è evidente, dalle caratteristiche tecniche, che non è adatto a pilotare cuffie audiofile ad alta impedenza, sia per i valori di impedenza appunto che per quelli di potenza erogata, senza contare l’adozione del minijack: il Kama Bay si conferma quindi un prodotto mirato soprattutto al pubblico PC, niente di paragonabile dunque con quanto offerto ad esempio dalla scheda audio ASUS Xonar Essence.
Ricordiamo infine che l’amplificatore integrato oggetto di questa recensione è il Revision B o, appunto, SDA 1100, mentre la prima versione era l’SDA 1000: secondo Scythe in questa Revision B è stato rivisto il PCB, migliorandone la circuiteria attraverso l’ottimizzazione del percorso delle piste.