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| Pubblicato il: 03.03.2010 | A cura di: Alessandro Crea |
Per le nostre prove d’ascolto, vista la natura particolare dell’oggetto in questione, abbiamo optato per una struttura più discorsiva e non divisa, come facciamo solitamente, in dinamica, timbrica e immagine/soundstage; questo perché abbiamo adottato due cuffie molto diverse tra di loro, che quindi producono caratteristiche sonore completamente differenti e indipendenti in parte dall’amplificatore. Non distingueremo quindi nella descrizione la resa delle due cuffie, ma in generale le impressioni ricevute dall’amplificatore, concentrandoci su quelle caratteristiche che, a prescindere dalla diversa impostazione sonora delle due cuffie, abbiamo ritrovato in entrambi i test e possono quindi essere considerate qualità intrinseche dell’amplificatore, indipendenti dalle cuffie impiegate.
Le due cuffie poi sono state scelte non soltanto per la loro qualità, ma anche per la loro differenza: le Sennheiser, infatti, con i loro 300 Ohm di impedenza, sono cuffie "difficili" da pilotare, mentre le AKG, che ne hanno soltanto 62, rappresentano il loro esatto opposto, per cui i due modelli ci hanno permesso di testare le due situazioni più tipiche che si possano incontrare.

Un problema molto diffuso negli amplificatori per cuffie è una certa mancanza di spazialità, ma l’HA-160 è sorprendente da questo punto di vista, soprattutto conoscendone il prezzo finale.
Il suono è limpido e fluisce in maniera naturale. La scena è tridimensionale (ovviamente se lo è nella registrazione) e c’è un senso di spazio, di aria, di nero tra gli strumenti, che ne fa apprezzare ogni sfumatura. La qualità dell’immagine, la sua densità, sono molto vicine a quelle di un amplificatore valvolare, ma ovviamente il dettaglio e la quantità di informazione trasmessa sono quelli, insuperabili, dello stato solido.
La parte alta e altissima dello spettro è più nitida e con più risoluzione, cosa che contribuisce molto alla tridimensionalità del suono, i medi sono più asciutti e con meno coda, più realistici quindi che nelle morbide valvole, mentre i bassi sono prominenti, ma non eccessivi e molto articolati, tutto questo senza che il suono restituito sia freddamente clinico e ultra analitico, ma anzi con il giusto mix tra calore e trasparenza che, come tutti i prodotti Burson Audio da noi testati, fa venire in mente soprattutto un aggettivo: naturale. La riproduzione è infatti bilanciata e neutra, non troppo calda e morbida ma con poca informazione, come le valvole, né troppo secca e analitica come certi stato solido; Burson Audio mantiene invece fede al suo motto e questo prodotto "suona bene, come dovrebbe fare uno stato solido" appunto.
In sostanza il Burson Audio Headphone Amp HA-160 è, come tutti i prodotti di questo costruttore, onesto, nel senso che riesce a estrarre e a restituire nella maniera più fedele possibile tutto quello che c’è nella registrazione e di cui sono capaci gli speaker o, nel nostro caso, le cuffie. Tutto, il bello e il brutto della registrazione o dell’impronta sonora delle cuffie.
Altri amplificatori possono essere meno onesti e più "piacioni", smorzando e arrotondando qua e là i difetti della fonte o degli altoparlanti, ammorbidendo ciò che è troppo asciutto e smussando ciò che è troppo acuminato, ma non i prodotti Burson Audio, perciò sono dei gran prodotti ma non sono adatti a tutti, perché dipende molto dal gusto e dalla sensibilità soggettiva, oltre che dall’impianto posseduto.
Le Sennheiser in prova, ad esempio, sono note per essere spostate un po’ verso i toni alti e per essere un po’ asciutte e questo, a meno che non abbiate fatto un upgrade del cavo di segnale con un altro che smorza tale caratteristica, non potrà che essere messo impietosamente in luce con l’HA-160, così come l’impronta un po’ troppo freddamente neutra delle AKG; quindi se state cercando qualcosa che corregga le caratteristiche del vostro impianto rivolgetevi a qualcosa di più furbo, perché dai prodotti Burson Audio avrete solo la fedeltà del suono, nel bene e nel male.