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| Pubblicato il: 03.03.2010 | A cura di: Alessandro Crea |
Anzitutto un’occhiata alle caratteristiche tecniche:
| Titolo | Caratteristiche tecniche Burson Audio Headphone Amp HA-160 |
| Impedenza input | 47 KOhm |
| Risposta in frequenza | da 5 Hz (-0.3 dB) fino a 35 kHz (-1dB) |
| SNR | >98 dB a 0 dB di guadagno |
| THD | <0.001 % a 6 mW/300 Ohm |
| Separazione dei canali | >70 dB/10 kHz |
| Potenza in uscita | 650 mW/300 Ohm, 800 mW/60 Ohms |
Internamente il Burson HA-160 si avvale di tutti gli ultimi aggiornamenti del costruttore australiano, come del resto tutti i prodotti della linea.
Dando una prima occhiata al layout di insieme, oltre all’evidente ordine ed estrema pulizia della realizzazione, possiamo notare alcune cose interessanti, come l’architettura ad "anello" che vede i diversi stadi (trasformatore-raddrizzamento-filtraggio-regolazione della tensione-buffer ed amplificazione) susseguirsi ordinatamente in una sequenza grossomodo a forma di C, in modo quindi che le piste, e di conseguenza il segnale elettrico, facciano sempre il giro più breve possibile dall’ingresso all’uscita.
L’Headphone Amp HA-160, come si può vedere, presenta due rami distinti e indipendenti per l’alimentazione di ciascuno dei due canali stereofonici, alimentati da un unico trasformatore, surdimensionato per il compito e affiancato da uno stabilizzatore di tensione.
Il Team Burson ha poi anche eliminato qualsiasi condensatore, elettrolitico o in polipropilene, dal percorso del segnale, visto che lo stage di input, del tipo ad architettura differenziale, non ne presenta: un’accortezza molto raffinata, che mira alla massima pulizia e trasparenza del suono.
Avvicinandoci, possiamo invece apprezzare la solita cura maniacale per la scelta della componentistica, che è sempre tutta di altissimo livello, cose che spesso si trovano solo in prodotti dal costo di diversi ordini di grandezza superiore a quello dell’HA-160.

La prima cosa che si può ammirare per la qualità costruttiva che presenta è proprio il trasformatore, realizzato su specifiche Burson esclusivamente per loro: nonostante infatti sia un normale trasformatore (non è un toroidale per dire) si può notare come i due avvolgimenti primario e secondario siano completamente isolati e perfettamente sigillati.
Dopo il trasformatore troviamo la sezione di raddrizzamento, anch’essa molto curata, con una serie di diodi, ciascuno con un condensatore Wima MKP10 in poliproprilene (migliore dei normali condensatori in poliestere) in parallelo a fare da filtro, per evitare qualsiasi disturbo dovuto alla rete elettrica e al funzionamento dei diodi stessi.
Segue la sezione di alimentazione, con due grandi condensatori Nippon Chemicon da 63 V/10.000 uF ciascuno a fare da "riserva" di energia ad esempio nei transienti più impegnativi, seguiti da due regolatori di corrente. Questi non sono altro che i famosi Super Regulator di Burson Audio, venduti anche come componenti indipendenti per il mercato dei DIYers e qui integrati nel PCB. Essi sono formati da due chip Toshiba, un A1930 e un C5171, dotati come si vede di dissipatori alettati, che fanno da regolatori; la loro circuiteria è molto curata e prevede la presenza di condensatori Wima ed Evox RIFA e caps elettrolitici Elna Silmic II, tra i migliori sul mercato.
Seguono i due amplificatori operazionali interamente a discreti, che fanno da buffer/stadio di preamplificazione e sono formati dai noti e apprezzatissimi Burson OpAmp 101, anch’essi qui semplicemente integrati nel PCB e composti da resistenze Dale 0.2 % e transistor Toshiba 2SA970 di tipo PNP e Toshiba 2SC2240 di tipo NPN.
Infine troviamo altri 4 mosfet Toshiba a coppie di due, ossia due A1930 e due C5171, che fanno da finali dello stadio di amplificazione e sono impiegati in una configurazione di tipo push/pull, in quanto ciascuna coppia (una per canale) è formata da un chip di tipo PNP e uno di tipo NPN.
Chiude la superba scelta della componenstistica l’adozione di resistenze a strato metallico Dale 0.1 % per l’intero PCB e la presenza dei raffinati condensatori mica/argento.

Per quanto riguarda la regolazione del volume troviamo un’altra chicca: invece di utilizzare i soliti potenziometri a contatti striscianti (film plastico o altro), alla Burson hanno voluto il meglio come sempre e hanno quindi pensato di adottare un attenuatore a scatti a 24 passi, ovviamente sempre costruito su loro specifiche, che utilizza solo resistenze a strato metallico Dale 0.1 %.
I potenziometri a contatti striscianti infatti non solo col passare degli anni potranno produrre una certa quantità di fruscio, ma soffrono tutti, chi più chi meno, di errori di accoppiamento che possono essere quantificabili in media in un range del 5-10 %, cosa che si traduce in presenza di distorsione, differenza di resa tra i due canali e perdita o indebolimento del segnale. Per contro un attenuatore a scatti ha una percentuale di errore minore dello 0.1 %, quindi circa 100 volte inferiore a quella di un normale potenziometro, cosa che si traduce in un suono più limpido e con molti più dettagli. Dispositivi di questo tipo, con questa qualità costruttiva, solitamente costano da soli anche alcune centinaia di euro, questo fa capire la cura dei particolari che Burson profonde in qualsiasi componente delle proprie realizzazioni.