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| Pubblicato il: 23.04.2010 | A cura di: Alessandro Crea |
Il tablet, questo sconosciuto. E’ proprio il caso di dirlo. Quest’anno Apple ha introdotto per prima sul mercato la sua interpretazione di tablet, chiamata iPad, e presto sarà seguita a ruota, come già accaduto in passato con l’iPhone, da tutta una serie di emuli PC, da ASUS a Dell, ad Archos etc. In realtà il tablet non è un concetto nuovo, anzi è sul mercato da oltre dieci anni ma, finora, non aveva mai sfondato; se l’iPad ci riuscirà è ancora tutto da vedere anche se, stando alle prime cifre, parrebbe avere un futuro roseo davanti a sè. In ogni caso capire l’iPad significa capire il prodotto tablet, perchè non ha sfondato, perchè dovrebbe sfondare ora e cosa distingue il prodotto della mela morsicata dai suoi emuli.
Da quando è stato presentato la stampa, quasi unanimemente, noi compresi, è stata molto tiepida nei confronti di questo oggetto, sottolineandone più le mancanze che i pregi e restando scettica sulla sua reale utilità e la sua capacità di sostituire i netbook. Ebbene, avendo l’occasione di utilizzarlo per alcuni giorni, la prima cosa che si comprende è che il tablet, non solo l’iPad, non nasce per sostituire niente, né i PDA da un lato, né i netbook dall’altro: si tratta di un dispositivo in cerca di mercato, nel senso che serve per un utilizzo che, finora, non è stato ancora immaginato, ma che può esistere, ossia quello della piccola e piccolissima mobilità, anche casalinga, all’interno di un ecosistema tecnologico già proiettato nell’era del cloud computing e dello spostamento di tutte le attività principali dai computer così come li conosciamo alla Rete e in questo è molto vicino ai concetti che Microsoft ha appena introdotto col suo nuovo Windows Phone 7, anch’esso largamente incompreso, almeno al momento, dall’utenza tradizionale, attaccata all’idea "compuer-centrica" della tecnologia contemporanea.
I tablet in generale vanno visti come dei "companion", dei dispositivi facili da usare e sempre a portata di mano, sempre connessi e con consumi assai ridotti, che non fanno niente di specifico, ma di tutto un po’: dare una controllata alle mail dal divano senza dover accendere il PC fisso o aprire il netbook o il laptop per svolgere un compito di pochi minuti, controllare i propri siti preferiti o leggere le news dal divano senza dover tenere sulle ginocchia e in posizione scomoda il notebook, che tra l’altro dopo un po’ solitamente scalda molto, guardarsi i video di YouTube o un film comodamente sdraiati sul divano o a letto, perdere mezz’ora di tempo con un gioco mentre la lavatrice finisce la centrifuga, senza dover accendere il PC o la console, condividere le foto al volo all’interno dei propri social network preferiti etc. Insomma un mero terminale per la vita elettronica su Internet, una via di mezzo tra un gadget e un elettrodomestico: niente configurazioni complesse, massima facilità e immediatezza d utilizzo, nessuna specializzazione, ma al contrario massima flessibilità. Per fare tutto questo al meglio servono dispositivi nuovi, ideati appositamente per i nuovi utilizzi e Microsoft, come Apple, ha capito che ciò che c’è attualmente è inadeguato allo scopo: il moderno PDA non dev’essere la riproposizione in piccolo di un PC, perché ne acuirebbe soltanto i limiti a causa della differenza di dimensioni; allo stesso modo un tablet non dev’essere un PC e nemmeno un PDA, non deve competere con loro, ma andare a occupare una posizione intermedia. Per fare questo, in entrambi i casi, serve un’interfaccia nuova, che non riproponga le complicatezze dei PC, ma che sappia sfruttare al meglio le caratteristiche intrinseche del nuovo dispositivo, indirizzandole a svolgere al meglio i nuovi task. Questo è il vero vantaggio è l’innovazione che Windows Phone 7 porta nel mondo dei PDA e, alla stessa maniera, questo, come vedremo meglio tra poco, è il vantaggio che l’iPad ha rispetto agli altri tablet, che sono semplici riproposizioni del PC tradizionale in un altro formato.
Alla luce di queste considerazioni si può capire tra l’altro perché, in passato, i tablet non si sono mai affermati: mancanza dell’ecosistema in cui inserirsi, limitata pervasività di Internet (il concetto di cloud computing è assai recente) e mancanza di un oggetto davvero differente dai PC: vendere infatti un dispositivo tradizionale in un formato diverso non basta e anzi accentua soltanto i limiti di un tablet rispetto a un netbook.

Torneremo comunque su questi argomenti nelle conclusioni, per il momento procediamo con ordine, partendo dalla confezione.
Packaging e bundle, purtroppo, sono quelli a cui Apple ci ha abituati da tempo per gli iPhone: scatola bianca in cartone robusto, con sopra un’immagine a grandezza naturale del dispositivo e dentro il minimo indispensabile: una guida al primo utilizzo che più minimale non si potrebbe, un cavo USB e un caricabatterie da rete. Punto.
